Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Carlo Verri

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Frontespizio
Carlo Verri
A Carlo, penultimo dei figli di Gabriele Verri e abate senza vocazione, che aveva scelto Biassono e il nobile edificio oggi sede del Municipio come residenza di campagna, è stato intitolato il Museo, nel rustico adiacente alla Villa Padronale.

Tra i fratelli Verri, tra i quali il più noto è certamente Pietro, Carlo fu il più legato al nostro paese. Non solo promosse una causa legale, che vinse, per ottenere la piena proprietà di questa parte di eredità, ma anche soggiornava volentieri nella Villa, dedicandosi ai suoi studi prediletti di agricoltura.

Ma Carlo Verri non soltanto sperimentava, attento alle novità che maturavano nel “secolo dei lumi”, nuove tecniche di coltivazione o di allevamento del baco da seta nell’amata Biassono. Egli si dilettava anche, nei momenti migliori, più che da dilettante, di studi di storia dell’arte.
Ebbe così una discreta produzione letteraria, sia per i suoi interessi nella sperimentazione agricola, ove tutti i suoi scritti furono redatti con rigore scientifico e per lo più in modo didattico, esponendo cioè la materia in modo schematico e manualistico, che relativamente alle polemiche che animavano l’ambiente artistico lombardo, allora dominato da Giuseppe Bossi, segretario dell’Accademia di Brera.

Fu anche uomo politico di peso, dal momento che si trovò a gestire come presidente della reggenza provvisoria la critica settimana di transizione che vide il Regno Lombardo Veneto passare dalle mani dello sconfitto Napoleone a quelle dei vincitori austriaci.

Nella sezione sono contenute le seguenti parti:
La frenetica attività di studi a cui si dedicò Carlo Verri viene ricordata anche dal conte Vincenzo Dandolo all'inizio del libro "Storia dei bachi da seta governati coi nuovi metodi nel 1816 nel regno Lombardo-Veneto e altrove" pubblicato per Sonzogno, nel 1817 con queste parole:

 
 
scrivendo da maestro profondo sulla coltivazione della vite e dei gelsi. Inspiraste così a me la brama di scrivere sui vini e sui bachi da seta.
Sia adunque l'opera che ora pubblico intitolata a Voi in pegno della stima e gratitudine che vi si debbe; e possano i comuni nostri sforzi continuare ad essere utili ai nostri concittadini!

Varese, 26 settembre 1816
 
 


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