Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Ignazio Cantù
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La figura di Ignazio Cantù è poco conosciuta.
Tuttavia Angelo Sacchetti Sassetti, nella "Rassegna storica del Risorgimento" del gennaio-marzo 1929, pubblicò una lettera di presentazione inviata da Ignazio Cantù ad Angelo Maria Ricci in data 12 agosto 1839.
È un importante documento che ci permette di scoprire aspetti anche intimi della vita del Cantù e di conoscere le sue prime opere elencate e descritte da lui medesimo. Riportiamo di seguito per intero la trascrizione della lettera.


 
 
In una terra del Milanese, a Brivio, da buona ma popolana gente nacqui il 5 Xbre 1809, e sebbene i miei genitori abitassero ordinariamente a Milano, io rimasi in quel borgo presso il mia Avo e la mia Ava. Ebbi 13 fratelli dei quali io sono il 5°: parte di essi morirono, parte vivono e sono un prete, due negozianti di seta, uno (ed è il maggiore) scrittore di molte opere, intendo Cesare Cantù. La mia fanciullezza fu un seguito di giuochi. Brivio è al labbro di un lago e in quel lago io, o nuotando o cadendo, pericolai tre volte la vita… odiava lo studio come la morte e mi ricordo ancora il raccapriccio che provava quando il mio avo, chiamandomi dai trastulli, mi apriva dinanzi una sua Bibbia e mi faceva leggere. Io ero la disperzione dei vicini; ero un discolaccio che lasciai andare ll'altro mondo il mio avo senza che potesse aver la più piccola speranza sul mio avvenire. Morto lui nel 1821, mi mandarono in Collegio a Sondrio, sotto ai piedi del Tirolo, più di cento miglia lontano da casa mia. Il piangere che feci non è cosa da dirsi! Non so come io abbia potuto resistere a tanto dolore! Vi rimasi cinque anni, e ad ingannarmi della lontananza dà miei presi a studiare e in quel lustro presi sempre l'annuale premio scolastico; e mi distinsi anche nello studio del disegno, che poi abbandonai e nella lingua tedesca. Proseguii gli studi a Como, ove studiai anche Filosofia, Filologia greca e latina, e Algebra e matematica e geometria, storia universale e naturale e fisica e proseguii nella letteratura tedesca.
Allora mi ricordo d'aver fatto un po' di rumore con un'Ode per Giuditta Pasta, argomento triviale, ma che fu giudicato con indulgenza da chi mi conosceva giovane di 18 anni; altre poesie feci allora per Solennità Religiose, matrimonii, unzioni di preti ecc. cose tutte di nessun momento. Nel 1831 sostenni nell'Università di Pavia gli esami per essere abilitato professore nelle lingue latina e greca, nella storia universale ed Austriaca, nell'estetica e nella matematica, cioè nelle materie ginnasiali. Licenziato in questo insegnamento, concorsi ed ottenni d'essere professore di retorica nel Ginnasio Convitto Gallio di Como. L'anno 1832 io diedi la mano di sposo ad una gentile e amabile ragazza di 17 anni, Margherita Clerici-Parini, che ora forma la beatitudine della mia vita, felice anch'ella dell'amor mio, e mi fece padre invidiabile da chi conosce la pace, la tranquillità della mia famiglia.
Trasferito quell'anno stesso professore a Milano, ebbi a penare pei tanti processi politici che allora si facevano in questa città, mi fu levata la patente di professore e chiamato ad esami, ma poi della giustizia del nostro governo tenuto innocentissimo e rimesso nella prima facoltà e nell'impiego. Allora cominciò la mia vita letteraria. Nel 1833 pubblicai due volumi di Caratteri Storici per illustrar i regni di Enrico IV e Luigi XIII. Nel 1834 7 volumi di Memorie contemporanee dal 1789 al 1830. Nel 1835 2 volumi delle Vicende della Brianza, opera storica che mi costò somme fatiche, ma fui largamente compensato dal favore, e da 400 franchi che ne ricavai. Feci precedere la Guida pei monti della Brianza che fu tradotta in tedesco dal sommo orientalista Du Hammer. Nel 1836 ebbi la principale collaborazione dell'Indicatore letterario e scientifico, al quale contribuii molti articoli letterari e storici fino alla sua estinzione nel 1837. Intanto ebbi gran parte all'edizione delle Vite delle Donne Celebri, ove scrissi forse un 20 vite che unite farebbero un grosso volume. Nel 1837 scrissi anche un volume sui Fatti di capitani di ventura italiani, nel 1838 un volume di Racconti Storici, un volume in lode e censura di Balzac, un'illustrazione intitolata la Torre di Federico Barbarossa, volume I, ed un grosso volume intitolato Influenza degli imperatori d'Austria nelle vicende d'Italia, storia italiana dal 1273 al 1838, splendida edizione. Nel 1839 tradotte alcune Rimembranze del Marchese di Beauffort sull'Italia vi unii un mio lavoro faticoso, ove raccolsi le impressioni che la vista di Roma Cattolica inspirò ai suoi visitatori dai Santi Padri fino al secolo presente. Sono 2 volumi. Pubblicai un racconto popolare: La giornata misteriosa del conte Minelli, in un vol. un opuscolo sulla Letteratura Latina. Concentrati nel 1838 i due giornali Indicatore e Ricoglitore nella Rivista Europea, vi ebbi la principale redazione e intanto scrivo per la Biografia del Tipaldo che stampasi a Venezia; per la Guida alla virtù, che stampasi a Milano, per Strenne. Ho a stampa molte poesie, parte originali, parte tradotte dal tedesco e dal francese. Attendo ora ad una Storia Lombarda e ad una dei Castelli del Milanese, lavori di lena. Queste mie fatiche attirarono i diplomi di varie accademie, e S.M. il Re di Sardegna si degnava di fregiarmi della gran medaglia d'oro, del valore di 500 fr.
 
 


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Prima edizione: 29 settembre 2006
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