COROGRAFIA


Nell'indicare i confini della Brianza discordano gli scrittori e l'uso volgare chiudendola essi fra il Lambro, l'Adda, Usmate, la Canonica e i monti della Vallassina, questo invece dandole un'estensione molto maggiore. In tale disparere m'accosto più volentieri all'usanza comune come quella che a' dì nostri ha una forza di prevalenza e dà al mio lavoro ampiezza e interesse maggiore. Quindi intendo per Brianza la frazione della diocesi milanese che, formata di campagne, di boschi, di vigneti; sparsa di ville, casali e borghi; ora elevata in colline, ora allargata in pianura; qua occupata da svariati bacini di laghi, là intercisa da torrenti, si informa a settentrione all'ossatura dei monti meridionali della Vallassina, prolungandosi sulla costa meridionale della stessa montagna; ad oriente forma la riviera dell'Adda da Garlate ove termina il territorio di Lecco, sino a Cornate; a mezzodì s'allunga da questo borgo fino al punto ove il Seveso abbandona la diocesi di Como; e ad occidente da questo punto asseconda la diocesi comasca sino ad Albese, ceppo di case situato alle falde dei monti della Vallassina.
L'Adda, il più considerevole fiume di questo territorio, uscendo di sotto il ponte di Lecco ricomincia il suo corso fra due catene di montagne, che per sei miglia circa corrono quasi parallele, e in questo tratto si dilarga e stagna nei laghetti di Pescarenico, Olginate e Brivio, dopo il quale si ristringe, e conserva sino alla sua foce corso e figura di fiume discendendo per un letto acclive, dirupato e sassoso(1). Per copia d'acqua e lunghezza di viaggio vicinissimo all'Adda è il Lambro di cui parleremo altrove; finalmente fra i fiumi secondari si distinguono la Mòlgora e la Bévera, che nel corso di più miglia fanno aggirare mulini e setifici(2).
La pianura settentrionale della Brianza è rotta dai laghi d'Alserio, d'Annone, di Pusiano, Isella e Montorfano già rinchiusi in un solo bacino, siccome l'esame dei luoghi ci persuade(3). Accosto a Sartirana sopra un piano elevato stagnano un altro laghetto(4) e due larghe pescaje naturali, una fra Paderno e Novate, l'altra poco discosto da Tignoso in pieve di Missaglia. Il resto della Brianza è in generale asciutto, onde il clima molle lieto e delizioso, e gli abitatori d'indole vivace sorridenti di maschia beltà e di rosea salute.
D'ogni parte ti fa spettacolo la vaghezza del paese; perpetua primavera, terra feconda e studiosamente coltivata, lucidi serpeggiamenti di ruscelli, zeffiri fecondi di gratissimi effluvj di fiori onde s'intreccia il crine dell'Americana; palazzi e ville superbo monumento dell'arte, magnifiche strade intercise da viottoli e da callaie, che salgono sul pendio di una collina, donde l'occhio si perde fra prospetti svariatissimi e sempre qualche cosa nuova, o s'affondano in una valletta, o si perdono in una macchia e in un bosco; qui una torma di contadini che guidano il tralcio per un nuovo cammino, e fecondano una sterile zolla; colà una barchetta di placidi pescatori o d'allegre forosette che cantano sulla sera le bellezze onde la natura vi è cortese.
L'abitatore della Brianza industrioso come vivace sa trarre abbondante alimento dal terreno arrendevole ad ogni coltura e in specie del gelso, delle viti, dei cereali, se ne eccettui il riso, della canapa, del lino e delle frutte; in oltre dall'esercizio di mestieri e di lucrose professioni fra cui principalmente quella dei mercajuoli, che avvivano i mercati e le fiere nostre e circonvicine(5), e del filatore di seta, arte in cui i nostri godono meritamente speciale rinomanza, tanto da essere richiesti per le altre provincie.
Ma a malgrado di tanti favori e tante splendidezze alcuni siti della parte settentrionale pel trabocco dei laghi e pel ristagnamento conservano abbietta apparenza, coperti solo da cannucce, di bruco, d'acquitrini infecondi e malsani, che, quando la stagione corra piovosa, ingrossano e si dilatano. Aggiungi una porzione di terra sepolta sotto i ciottoli e la ghiara, deposito dei torrenti che, alimentati dagli scoli delle montagne e dallo scioglimento delle nevi, cagionano talvolta notevoli guasti.
Nè qui è tutto; spesse volte un terreno sì lieto è travagliato dalle gragnole, che sperdono in poco d'ora le più lunghe fatiche, troncano le più lusinghiere speranze, e convertono a sera in desolazione quello che all'alba era gajo e sorridente, causa forse la vicinanza dei monti atti a condensare l'elettricità, senza aver sufficienti piantagioni per iscaricarla.
Lecco, la terra più considerevole dell'estensione di paese di cui imprendiamo a narrar le vicende, collocata fra le radici del Resegone e la riva del lago, giace al 41°51'7" di latitudine e 41°71'50" di longitudine. Gli abitanti di tutto il suo territorio attendono specialmente al traffico ed alle manifatture di rame, di ferro, di ghisa, di seteria e di bambagia, approfittando dei torrenti che intercedono quella parte per adattarvi magli ed ogni maniera di opificii(6).
Coll'améno della Brianza fa un bizzarro contrasto il selvaggio delle austere vette della Vallassina e della Valsassina.
È la Vallassina un piano elevato, chiuso ad oriente ed occidente da due catene di monti, che dopo aver toccato nella sua maggior larghezza le terre di Brianza e del Piano d'Erba va angustiandosi a guisa di triangolo terminando poco sopra di Magreglio precisamente ove sorge una cappella al punto in cui la valle cessa di salire per discendere verso Bellagio. Un temperato calore, una svariata successione di prospetti, un'aria sana invita nei mesi autunnali coloro, che stanchi dalle fragorose cure della città sentono il bisogno di vita più libera e più tranquilla. Il Lambro, grosso torrente, formato da una fontana intermittente chiamata Minaresta(7) al piano Rancio sotto il pian Tivano, discende ora celato, ora patente sino a Lasnigo, piccola terra nel cuor della vallata, indi, ingrossato dagli scoli delle montagne, piglia un corso più regolare, tagliando in due il paese, radendo la strada principale che dalla Brianza conduce attraverso la valle sino a Bellagio indi gettandosi sulla Brianza alimentato dallo scaricatore del lago di Pusiano, passando per Monza e Melegnano, bagnando la provincia di Lodi, toccando il Pavese e scaricandosi nel Po presso Mezzano piccolo villaggio della provincia di Lodi(8).
Il Pioverna, che nasce dall'Alpe sopra Corneto al Moncodone taglia la valle chiamata dal suo nome che è la principale della Valsassina, e che è dall'ossatura dei momti, divisa in due parti congiunte da una stretta gola tutta occupata dal letto del fiume al luogo chiamato Chiuso. Quel torrente percorre una via rovinosa fra due montagne, che si combacerebbero presso Taceno, quando non fossero divise dal fiume stesso. Quindi dirupando dall'altezza di 60 metri forma il celebre orrido di Bellano ove

Il Pioverna, mugghiando i gorghi neri
Dissimula il cristallo, e s'apre il calle
Torreggian sopra lei gli scogli alteri,
Onde ristretta è la profonda valle.
Alni frondosi e frassini guerrieri
Copron le tempie al monte e l'altre spalle;
E poiché uscito è dall'anguste strade,
D'alto precipitoso il fiume cade.
(9)

Tempo fa un ponte di legno tentennava sospeso a catene robuste, pensile sopra le onde rumoreggianti, ma nell'inverno del 1816 fu sfracellato da un masso staccatosi dalla rupe, e dal quel momento venne introdotto nell'orrido un raggio di luce, che tolse moltissimo alla tremenda maestà di quel luogo.
Dalla valle del Pioverna si stacca un ramo, che corre col nome di Val Casarga, a metter capo in un'altra valle nominata dal Varrone, torrente che la fende di mezzo, e che si getta al pari del Pioverna nel lago di Como. Questa valle ristretta separa le falde del monte di Crândola dal Legnone, che è l'altura perpendicolarmente più elevata d'Italia(10).
Dalla valle di Pioverna per una gola tagliata dal fiume Troggia, e chiusa tra i monti Agrello e Cam, si ascende al lago di Sasso, posto a piedi del Pizzo dei Tre Signori, che ha per iscaricatore il fiumicello dianzi nominato, confluente del Pioverna.
Le praterie della Valsassina, fra cui distinguesi quella di Piandino, formano un vago contrasto colla selvatichezza del Grigna, del Legnone e d'altre gigantesche alture di quella valle. Per quanto scarso il terreno coltivabile pure l'industria degli abitanti sa trarre vantaggio da ogni gleba che si sprofondi pochi palmi per piantarvi un castano, un faggio con cui tramandano gioconde ricordanze, e giovano alla ricchezza del paese. Le più abbondanti produzioni della valle sarebbero le cave di ferro ricchissime in que' luoghi, ma la difficoltà del trasporto le rende quasi inutile possessione. Un altro frutto dell'industria Valsassinese è l'educazione del bestiame domestico e delle api, che depongono i loro favi entro capaci arnie quadrangolari, dalle quali però si potrebbe cavare maggior profitto, quando ne fosse migliorata la cura(11).
Ma della parte che risguarda esclusivamente la Valsassina ragionerà più a lungo il nostro amico ingegner Giuseppe Arrigoni quando farà di pubblico diritto la storia della sua patria, ch'egli va con zelo e con senno raccogliendo ed ordinando.
Questo è il tratto di paese di cui io prendo a narrare gli avvenimenti. Se di essi parlarono già molti valenti scrittori, nessuno v'attese di proposito ed esclusivamente. Il valente signor proposto Carlo Annoni dettò due memorie erudite, una intorno al piano d'Erba, l'altra che si sta aspettando intorno al borgo di Cantù, ma né l'una né l'altra comprende tutto il territorio che noi vogliamo esaminare, e ciascuna s'attiene principalmente a descrizioni ed esame di monete, lapidi ed altri monumenti di archeologia, ci cui il chiaro Autore possiede una ricca collettanea.
Primo nel pensiero di scrivere notizie storiche sulla Brianza e sui paesi circonvicini venne il dott. Carlo Redaelli, che, pubblicati 4 fascicoli, preludeva un felice riuscimento dell'opera completa per quanto ad alcuni sembrasse più minuzioso del necessario, ed avesse spesa soverchia erudizione a sostenere od a ribattere congetture, che non cesseranno mai di essere tali, per quante discussioni e polemiche si facciano. Ma da otto anni in poi il sig. Redaelli cessò di mettere in pubblico le tante memorie, che nel lungo periodo di trent'anni di studio e di meditazioni ha potuto raccogliere, esaminare ed ordinare, e lasciò a molti vano il desiderio di un lavoro con prosperi auspici intrapreso, onde crediamo esprimere il voto della patria pregando l'illustre sig. Redaelli a non voler più a lungo defraudarci nella aspettazione in cui siamo tuttora.
Ora s'incolperà forse di baldanza un giovane, che senza il vantaggio di un nome illustre, mosso dalla carità del luogo natale si propose di consacrare a questo lavoro e studi e fatiche, e s'avventurò a dettare queste poche pagine, dolente di non aver saputo far meglio? Ma per quanto sia la pochezza del mio ingegno supplirà l'importanza della materia giacché la nostra patria, o Brianzuoli, è bella e ricca d'avvenimenti, che io mi diedi a rintracciare nel bujo delle cronache e negli immensi campi delle storie e di memorie manoscritte, non perdonando a fatiche, consigli, veglie, costanza, e scrivendo, o almeno tale fu il mio proposito, sempre secondo la verità; senza le prevenzioni, che talvolta sogliono essere create da un falso amore di patria. Trascorsi sulle notizie più remote, perché del tutto incerte, e su quelle altre a cui può facilmente venir manco la fede, per aver maggior tempo d'aggirarmi fra le vicende più importanti e comprovate. Quando da miei cortesi compatrioti ottenga qualche favore questo mio lavoro, tornerò forse in campo una seconda volta a sviluppare più partitamene certi punti che per l'unità storica, e pel metodo da me assunto, non poterono ricevere quell'estensione di cui sono capaci. Intanto me fortunato se potrò infondere in voi, o lettori, qualche stilla di diletto! e più fortunato ancora se ad una sola vana narrazione di vicende non sarà ridotto il mio racconto, ma potrà in alcuni fruttificare amore di patria, di virtù, di religione!