CAPITOLO II

PRIMI ABITATORI
EPOCA INCERTA


Orobii. - Barra.

Un’orda di popoli selvaggi abitò questa terra rasciutta dalle acque, e spegnendo le fiere, e diradando le selve, e rivolgendo la terra, e affidandole i semi si preparò comode sedi e cibi non inimici all’umana natura. Chi e donde fossero questi progenitori mal si potrebbe dire, e la confessione di tale nostra ignoranza ci sembra più nobile che i sogni di chi pretende dare spiegazione d’ogni cosa, per quanto misteriosa ed astrusa. Catone, fra gli antichissimi storici latini, chiama questi popoli Orobii, ma ne ignora la derivazione. Stando alla significazione del vocabolo parrebbe che ei non dovesse avere se non la forza di semplice aggiuntivo significante, abitatore dei monti, montanaro(1); nulla di meno è tenuto in generale che questo aggiunto assumesse il valore di sostantivo, e che questi orobii o montanari costituissero una speciale popolazione, poiché la ricordanza di essi dura ancora nel nome di molte terre collocate nei paesi di cui parliamo e ne’ luoghi convicini(2).
Una delle più antiche abitazioni di questo popolo vogliono sia stata la città di Barra di cui resta una confusa ed incerta tradizione. A brevissima distanza da Lecco dalla parte di sud-ovest elevasi un monte per la singolare configurazione dagli altri distinto, e chiamasi Mombaro(3); pendio piuttosto faticoso, a bronchi, a qualche pascolo in alto, a coltura dalla metà alle radici, e sparso qua e là di abituri e casali. Sul ciglio meridionale di esso monte sorge Galbiate, grossa terra d’amenissimo soggiorno, e al di sopra di questa un edificio isolato, già convento de’ Francescani, che viene in parte a trovarsi sulla cima d’uno scoglio sporgente in fuori dal monte e che domina sugli allegri colli…

Che con dolce pendìo cingon le liete
Dell’Eupili lagune irrigatrici
(MONTI.)

Su quest’altura verso ponente vogliono che gli Orobii fabbricassero la loro abitazione di Barra, collocata, al dir di Catone, in luogo più elevato che felice(4).
E questa supposizione ritrae da un fondo di vero, poiché dai tempi di Paolo Giovio fino ai nostri furono scoperte di quando in quando alcune reliquie d’antichità poco discosto dal monastero suddetto delle quali porgono minuta descrizione e il P. Allegranza e il dottore Carlo Redaelli(5).
E se niuno oserebbe asserire per indubitato che queste siano veramente le reliquie dell’abitazione di cui parliamo, pure la volgare tradizione, che vuol essere riverita, il nome del monte, la posizione più elevata che felice in cui quei ruderi si trovarono, e qualche altra circostanza locale danno peso a questa congettura(6).
Tacciono gli storici più antichi come sia scomparsa questa terra orobica, ma probabilmente ebbe fine per la crisi che aperse il nuovo corso dell’Adda e fece scomparire il lago Eupili.