CAPITOLO XVII

LA PACE DI BRIVIO
DAL 1278 AL 1279.


Stratagernma di Cassone Torriano. - Il castello di Brivio in mano dei Torriani. - Lodrisio Crivelli. - Pace. - Il conte di Monferrato. - Pace di Melegnano. Landolfo Ravacotta.

Continuando le vicende politiche, diremo che nel luglio 1278, ducento fra Milanesi e Martesani, men­tre costruivano un ponte sull’Adda, sopraggiunti da una torma di popolari furono legati con funi e trascinati via villanaménte. Quindi Casson Torriano, caporione degli assalitori, ordinò che i pri­gionieri fossero slegati, e postone ciascuno fra due de’suoi soldati, fossero costretti a saettare contro i Visconti. Questo stratagemma del Torriano lo rese in breve tempo signore de’ castelli di Cassano, di Vaprio, di Trezzo, di Brivio e finalmente di tut­ta quanta l’alta Brianza, compreso anche il Piano d’Erba.
Non dormirono i Visconti, ma allestito un eser­cito poderoso, il primo giorno dell’anno seguente 1279, recatisi nel borgo di Vimercato, ivi si fer­marono otto giorni per prendere i necessarj concerti. Mossero quindi contro il castello di Brivio, che era tenuto, come dicemmo, da’ Torriani, e v’im­pegnarono una battaglia sanguinosa. Visti inutili gli sforzi per sottomettere quella fortezza, si al­lontanarono piegando verso il cuore della Brianza. Ma tosto da una falsa spia avvisati, che il castello di Brivio era quasi del tutto abbandonato, retro­cessi, dovettero di subito accorgersi dell’inganno, poiché assaliti da una inboscata di uomini di Brivio, non senza soffrir molti danni, furono obbli­gati a salvarsi a precipizio nel castello di Trezzo, che era ritornato in loro potere.
Fra tante calamità, tanto sangue versato per così ignobile cagione, ecco avvanzarsi in mezzo un uomo di singolare virtù e pieno di puro amor patrio, Cressone Crivelli de’ feudatarj di Nerviano, che interpose i proprj officj per indurre la pace. Difatti fu questa una delle poche volte in cui la voce de’ savj la vinse sopra l’orgoglio e l’egoismo; gli umori bellicosi vennero meno, i Visconti ed Torriani, raccoltisi in Brivio, vi conchiusero finalmente se non una pace, una tregua, che venne proclamata per tutta la Brianza(1).
Vedeste mai un fanciullo a cui sembra d’essere felice quando giunga a toccare un balocco? E ap­pena lo ha tra le mani, già sazio, gli è d’avviso che starà bene, quando potrà acquistare quell’altro, su cui ha posto gli occhi? L’ottiene, ma di subito gli vien noja anche di questo e così va irre­quieto di desiderio in desiderio, appagandoli tutti, e di tutti rimanendo insoddisfatto? Questo può rendere un’idea non imperfetta del popolo, non mai pago allo stato presente, avido di cose nuove che appena ottenute gli somigliano antiche e nojose.
I soldati milanesi già sazi del dominio de’Visconti, e ardenti di rivedere i loro antichi padroni, si gettarono con furia nel borgo di Brivio per mi­rare i capi dei Torriani che ivi erano, e per atte­star loro riverenza ed amore. Ma il marchese di Monferrato, generale de’Visconti, veduta la tran­quillità in pericolo, dopo avere sgombrata la mol­titudine a colpi di mazza, persuase ai Torriani che s’allontanassero da quella terra, fino a tanto che la pace non fosse definitivamente stabilita(2).