CAPITOLO XX

MELOSI ED I RUSTICI DA VIMERCATO
ED ALTRE FAZIONI
DAL 1320 AL 1323.


Obizzone da Bernareggio. - Filippo Rustici. - I Bariani e Pili di Missaglia. - I Sacchi e Panravicino di Bucinigo. - Gli Origo e Molteno di Sirone. - Gli Annone e De-Capitani d’Imbersago. - I Capitani. - I Torrevilla. - I Lesmo, i Medici, i Corrado, gli Aderardi, i Petroni, i Beretta, gli Arrigoni ed Amigoni.

Nè le fazioni fraterne laceravano solo gli abitatori di una vasta città, ma quelli ancora dei piccoli borgi e dei villaggi. Nei nostri paesi, nel secolo XIV., erano singolarmente distinte le contese fra le due famiglie di Vimercato i Rustici ed i Meiosi, derivate da disapori domestici convertiti poi in ira ed in furore, e per poter essere più formalmente una all’altra contraria, si vendettero quella ai Torriani, questa ai Visconti, seguendo le vicende delle due case milanesi e più volte bagnando del loro sangue le vie della patria.
Al tempo in cui siamo col racconto, della famiglia Meiosi era caporione Obizzone da Bernareggio nobile e ricchissimo, anzi il più ricco signore di Martesana; e alla testa dell’altra fazione era Filippo Rustici, che solo rimaneva di quella famiglia un tempo molto numerosa.
I sincronisti toccando appena di Filippo si badano invece nel ragionare d’Obizzone. Era costui uomo di costumi antichi, conduceva di propria mano l’aratro, tutti superava nella parsimonia del vivere e nella semplicità del vestito. Invitato a pranzo da un amico, se era presentato di squisiti manicaretti, ne partiva subitamente sdegnato come per insulto ricevuto. Guai a coloro che gli avessero offerto, mentre visitava le sue campagne, carne o pietanza!’ ma era certo di trovar gratitudine chi gli presentava un piatto di rape bollite in acqua, con un cotal poco di sale, suo cibo prediletto.
E le ricchezze conservate ed accresciute con tanta moderazione largheggiava fra gli uomini della sua fazione, dei quali era padre, amico e fratello. Era tutto in riparar ingiustizie, soccorrere a’bisognosi, fiaccare l’orgoglio, sollevare l’oppresso, rendere egli stesso ragione. Parteggiando nei Visconti e seguendo le vicende della loro fortuna salì in molta autorità quando questi tenevano il dominio di Milano. Ed avendo inteso che i Torriani con molti uomini sì preparavano a ritornare violentemente in patria e scacciarne la fazione dominante, egli fu sollecito di raccogliere i suoi uomini di Martesana e procedere contro gli avversarj, che s’accostavano a gran passi. Ma trovò la sorte nemica, poiché mentre i Martesani stavano costruendo un ponte sul Ticinello, sorpresi (1320) da una banda di Torrianeschi dovettero cedere le armi e darsi prigionieri. All’aspetto di quegl’infelici intenerito Obizzone, si presentò ai nemici e con preghiere e con oro riscattò quanti trovava della parte de’Melosi; e poiché erano stati restituiti spogli d’ogni cosa, cavate le vesti di dosso a’suoi servi ed a sè medesimo, ricoperse la loro nudità. Generoso uomo! ma più generoso, se non fosse nato in tempi in cui la carità, prima di stendere la mano al bisognoso, guardavagli in volto per vedere a che fazione apparteneva, quella stessa carità che ora apre un asilo al poverello senza chiedergli né donde venga, né quali siano la sua lingua e le sue opinioni(1).
Ciò solo è noto delle fazioni di Vimercato, ma pur troppo basta profferire questo nome di fazione perché la nostra fantasia trascorra subitamente su contese, su desolazioni, tradimenti, carneficine, sacrilegi, vendette.
Altri paesi sentirono pure le tristi influenze delle discordie fraterne, tenute vive ordinariamente da due famiglie controversie. A Missaglia primeggiavano, che è quanto dire alimentavano gli umori, le due famiglie Bariana e Pila; Buccinigo era diviso per le due case Sacchi e Parravicini; ad Imbersago prevalevano gli Annoni ed i De-Capitani; a Sirone gli Origo ed i Molteni.
Ivi altri luoghi una famiglia tiranneggiava tutto il paese. Così, per dirne alcune, a Lomagna ed a Besana i Capitani, a Barzanò i Torevilla, che possedevano un forte castello, in Lesmo i Lesmi, i Medici a Novate, i Corrado ad Aicurci, gli Aderardi a Giovenzana, i Petroni a Cernusco Lombardone, i Beretta a Bernareggio.
In Valsassina si distinguevano sugli altri gli Amigoni e gli Arrigoni che abitavano a Barzio, e del cui potere resta ancora come testimonio la torre Arrigona sulla sommità d’un monte(2).