CAPITOLO XXVI

UOMINI ILLUSTRI PER SAPERE.
ARTI E RELIGIONE NELLE EPOCHE PERCORSE.


Giorgio da Cassano. - Beno Petronio da Bernareggio. - Il poeta anonimo di Galiano. - Leon Crucejo da Lecco. - Pietro da Robiate. - Simone da Orsenigo. - Guennenio da Sirtoni. -Antonio da Paderno. - Paolo da Calco. - Pescamontino da Missaglia. - Frate Grasso da Vimercato. - Guarisca Arnigoni.

Come sperare bene alla religione ed alle lettere in un paese e in un tempo in cui i potenti erano al sommo della corruzione? Nulladimeno per uscire dal monotono racconto di politiche vicende, ricorderò volentieri quei pochi, che la storia ci ha tramandati come operosi nel mite regno degli studj, nei sentieri della virtù e nella vigna del Signore. Abbiamo già nominato Stefanardo da Vimercato, Bono da Tabiago, il proposto Ravacotta, meritevoli d’essere fra gli uomini illustri del loro tempo. Ora ne citeremo alcuni altri.
Nel recente ordine de’Domenicani, fu distinto per sapere e per pietà il padre Giorgio detto da Cassano (dal luogo nativo, del quale troviamo memorie nel 1264. Lasciò testimonio della sua dottrina 1.° 1 commentarii sopra quattro libri delle sentenze. 2.° I commentarii su tutta la filosofia d’Aristotile(1). Domenicano era pure Giovanni da Opreno, che vivea nel 1252 e lasciò alcuni sermoni(2).
Accanto a costui porremo Benedetto Alciati da Alzate, proposto di Mirasole, che fu eletto l’anno 1321 generale dell’ordine degli Umiliati e rimase in quella carica fino all’anno 1336, in cui probabilmente cessò di vivere. Abbiamo di lui le Costituzioni dell’ordine dei jrati Umiliati ordinate e promulgate nella casa di Galgaro l’anno 1332, che si trovano manoscritte nella Biblioteca Ambrosiana(3).
Nè meno distinto fu Beno Petronio di Bernareggio che per le doti dell’ animo e dell’ ingegno meritò d’essere nominato abate del monastero di san Vincenzo in Prato di Milano, e tolse quel tempio dalle ruine dell’età. Basta, per dire qualche cosa della sua vita, rviolgere in italiano un ‘iscrizione che trovavasi nella parete esteriore di quel cenobio e che fu stampata da Giambattista Castiglioni.
Il venerabile padre, d’animo costante e divoto, signor fratello Beno de’ Petronj di Bernareggio, chiaro per nobiltà di nascita, adorno di santi costumi, eccellentissimo nel divino ministero, già abate di questo cenobio di san Vincenzo, del quale sostenne il governo con molte fatiche ed angustie ed assai diligenza per diciotto anni e dieci mesi, cominciò a far ristaurare questa chiesa di san Vincenzo, la quale nel tempo della sua abbazia ruinava per vetustà e bella la rese assai più che dapprima. Ma sorpreso dalla morte non poté compire un sì vago lavoro, onde legò a tal fine quanto danaro possedeva pel lustro di questo tempio, sicché due mesi dopo la sua morte l’opera toccò il suo termine. E poiché visse sempre travagliato sperava finire la vita da uomo tranquillo, ma allora appunto lo colse la morte. Forse tornò a giovamento della sua anima quest’opera religiosa, e meritò di riposare meglio in pace. Amen. -Morì il 15 agosto 1386.
Con Dante e Petrarca nasceva in questo giro di tempo la bella poesia italiana. Ma che hanno di comune, colle sublimi ed incantevoli armonie dei due poeti, i rozzi versi dell’anonimo verseggiatore di Galliano, che nel secolo X1V lasciò scritto un piccolo poema il quale si conserva tuttora nella Biblioteca Ambrosiana? Per dare un’idea di esso basterà che noi riportiamo il comiato o congedo, dal quale unicamente sappiamo qualche notizia intorno a quest’uomo, che divideva coi grandi e coi piccoli poeti la condizione generale della povertà.
E se di chi l’ha fatta alchuna se lagna
Digli che sta a Pietra Cagna(4)
In Milano
E facta sotto l’anno MCCCLXXX. uno
lndictione quarto decima
Per man di uno
Che non decima danari
Perché gli son sì selvaggi e contrari
Che non sè ponno domesticare
E star con lui
A dirla qui tra Vui
El se giama della terra che fronteggia Cantù(5).
Leon Crucejo, uomo di quanta dottrina era compatita a quei tempi, nacque a Lecco, in anno ignoto ma nel secolo XIV. Investigò con immensa cura le antichità e le vicende di Milano dal 3275 del mondo, sino al 470 dopo Cristo, un brano della qual opera volgarizzata supplirà in qualche modo alle mancanze delle notizie biografiche del suo autore. - Nelle memorie di alcuni miei avi è ricordato esser vissuto un nobile uomo, di nome Uberto, nativo della nostra terra, prodigio di fortezza quale nè prima, nè dopo fu mai più veduto. Anche Vimiano Atleta fu uomo prodigioso, del quale esistono ancora molte cose mirabili nel contado nostro (cioè juxsta burgurn Leucum donde fu originario); altri moltissimi uomini egregi in varj tempi esistettero, ai quali niun altro in tutto il mondo fu pari, e dei quali ometto di ragionare(6).
Pietro da Robiate, nativo del paese di questo nome, venuto in fama di perito giureconsulto, trovò il favore di Luchino Visconti, che lo tenne per uomo d’assai e gli diede la commissione di compilare un codice di leggi municipali, opera pubblicata nel 1351 sotto l’arcivescovo Giovanni Visconti(7).
Merita d’essere ricordato anche Pescamontino Crespa, canonico della chiesa di san Vittore in Missaglia, il quale perchè uomo di belle lettere fu chiamato vicario generale da Enrico vescovo di Como, come leggesi sotto l’anno 1377 nelle carte dell’archivio vescovile comasco(8).
Nei 1351 un frate Grasso da Vimercate fu provinciale dei Servi di Maria in Lombardia e ottenne da Bonifazio vescovo di Como in dono un monastero di quell’ordine con ospedale dei poveri e dei pellegrini(9).
Un Opizzoni, proposto di Vimercato, fu scelto iìel 1296 a succedere al vescovo Bongo di Bergamo, ma sorta contesa con frate Enrico dell’ordine de’Minori e con Muzio Cavalli, canonico di sant’Alessandro in Bergamo, per togliere di mezzo ogni contesa, fu nominato a quella dignità Giovanni Scanza(10).
Né vuoi essere dimenticata la pia donna Guarisca Arnigoni di Cremeno in Valsassina, la quale fondò un ospedale nei 1408, dedicandolo a sant’Antonio di Padova, poi il monastero di Cantello. Chiuse la sua santa vita nel monastero di S. Bernardino in Milano, dove fu sepolta e tenuta in concetto di beata(11). Abbiamo negli statuti della Valsassina(12) una lettera del legato pontificio, che accorda a questa venerabile donna la concessione di fondare il nominato ospedale di sant’Antonio.
Le arti di grande intervallo precedeano la filosofia e le lettere, perchè lo studio della natura esteriore e visibile riesce più facile, che non quello della natura spirituale, quindi possiamo anche nei tempi più tenebrosi per le lettere vantare qualche monumento di belle arti.
Abbiamo già parlato storicamente della antichissima chiesa di Galliano(13), dove fu custode, prima di divenir arcivescovo milanese, quell’Ariberto da Intimiano per cui Milano giunse a tale potenza, che ardì poi sola sfidare re ed imperatori. I molti freschi che adornano quell’ edificio, ora pressoché ruinati, attestano che l’amore dell’arti non era affatto scomparso fra noi nel secolo XI. in cui viveva appunto l’arcivescovo di cui abbiamo parlato. Chi fosse l’autore di quei dipinti mal si potrebbe appurarlo, poiché invano indagai se a Milano, o in qualche città vicina, fiorisse in quei tempi pittore d’alcuna rinomanza. E sicuramente pittore di rinomanza dovea essere l’esecutore dei freschi in questione, poiché per quanto siano le mille miglia lontani dal soddisfare alle esigenze del bello, pure non mancano di franchezza e lasciano scorgere che il pittore, privo di principj come dovea pur troppo esserlo in un tempo in cui non si badava che alle guerre, non era affatto privo d’ingegno e di gusto. Lo stile dominante in queste figure è rozzo e duro, ma sempre meno inferiore di quello di Cimabue. Tu vedresti nel pittore di Galliano gli ultimi passi d’un’arte decrepita, come in questo secondo le primissime orme d’un’arte nascente. Né ignoriamo solo il nome del frescante di cui parliamo, ma invano cercheremmo conoscerne la derivazione. Fu esso longobardo? un desiderio nazionale me lo farebbe credere, ma un altro, forse di maggiore probabilità, m’indurrebbe a supporre, che quei dipinti potessero essere opera di qualche pittor greco, di cui abbondava la fiorente repubblica di Venezia, e che erano chiamati in Italia da ricchi committenti. Del resto, o nazionale o straniero che fosse il dipintore, prova che tra noi non era scomparsa ogni conoscenza di arti, poiché invece di ricorrere alle ridicole rozzezze generalmente usate dalla depravazione estetica di quei tempi, si preferì d’affidare questo lavoro ad una mano, che sembra molto più valente di quello non fossero gli artisti d’allora.
Al tempo de’Visconti risorsero la meccanica e l’architettura. Basti fra le opere grandiose di quei tempi ricordare il castello ed il ponte di Trezzo, il ponte di Lecco e più di tutto il canale della Muzza, scavato l’anno 1220 per ordine di Amizone Lodigiano, podestà milanese(14).
Il risorgimento delle arti e della architettura produsse anche tra noi uomini, di cui andiamo meritamente gloriosi. Simone da Orsenigo era dapprima ingegnere secondario della cattedrale di Milano, indi nel 1387 fu eletto ingegnere in capo. Ma volendo introdurre delle modificazioni nel disegno della cattedrale, il capitolo dei canonici vi si oppose intimandogli la cessazione della sua carica, ove non consegnasse immediatamente il disegno del Duomo, che tenea presso di sè, alla quale intimazione Simone da Orsenigo dovette sottomettersi. Troviamo inoltre nominati fra gli architetti della cattedrale, Guarnenio da Sirtori, Antonio da Paderno, Paolo da Calco, dei quali ragiona lungamente il Giulini(15).