CAPITOLO XXXIII

I FEUDI DI CASSANO,
DELLA SQUADRA DE’ MAURI,
DELLA SQUADRA DI NIBIONNO E DI BRIVIO
DAL 1538 AL 1580.


Gli Spagnuoli vendono i feudi. - Pagano d’Adda ottiene il feudo di Cassano. Antichità della sua famiglia. - Istituzione del mercato di Cassano. Giovanni Battista Castaldo redime questo feudo. - Passa al conte Brocardo Persico poi a Girolamo Bonello.

I Feudi, secondo la loro vera istituzione, non erano che donazioni, e chi ne venìa investito potea dirsi strettamente vassallo o feudatario(1).
Nulla dimeno la necessità d’aver denaro e di poter meglio difendere la vasta monarchia spagnuola, guardare e riparare le fortezze contro le potenze straniere, costrinse i principi a concedere a prezzo, quanto non doveva essere che premio, quindi s’instituirono i feudi allodiali. Il luogo destinato alla vendita de’ feudi nel contado di Milano era presso il Magistrato straordinario alla ferriata del Broletto Nuovo(2).
Fatte queste pubblicazioni, alcuni ricchi privati si presentavano dal Magistrato e portando le loro ricchezze, dicevano al Monarca…
“ecco, servitevene per la vostra casa “.
Ed ottenevano in cambio il possesso civile d’un feudo. Uno tra questi doviziosissimi privati fu il milanese Pagano d’Adda, che sovvenne gran copia di danaro a Carlo V. perché potesse avere i mezzi onde lottare col re de’Francesi. La famiglia d’Adda prima di stabilirsi in Milano era fra le più ricche della Brianza nella quale vogliono che fosse antichissima, stabilitavi cioè ai tempi di Desiderio(3).


Abbandonò i nostri paesi dopo il mille, a’ tempi de’ municipj, come il più delle famiglie milanesi, e fu distinta nella storia della sua patria col nome del fiume che potea dirsi per essa natio. Pagano d’Adda in ricompensa delle sue sovvenzioni alla camera regia fu nel 1538 (18 ottobre) rivestito del feudo di Cassano, che prima apparteneva a Lodovico Maggio, al quale ignoro e come toccasse e come lo perdesse ed ebbe la giurisdizione e tutte le autorità inerenti, o la facoltà di tener mercato di biade, di bestiame, di commestibili, di merci, il lunedì d’ogni settimana, con molti privilegj(4).
Appena lasciato libero della prigionia il cavalleresco Francesco I. di Francia entrò in una nuova lega col papa Clemente VII, colla Repubblica veneta, col duca di Milano, con Enrico VIII. d’Inghilterra, gelosi tutti del gigantesco ingrandimento di Carlo V. che aveva le apparenze di mirare ad una monarchia universale. Questa lega fu scoperta dall’acutezza di Giovanni Battista Castaldo ajutante di campo del marchese Pescara. L’imperatore per graticarlo di tanto beneficio gli diede la concessione di poter redimere da Pagano d’Adda il feudo di Cassano, con diploma del giorno 26 ottobre 1549, nel quale vediamo questo feudo eretto in Marchesato per sè e pe’suoi figli. Questi fece collocare sulla porta che mette immediatamente nel castello la sua arma gentilizia in marmo bianco colle parole…

JOANNES BAPT. CASTALDUS MARCHIO CASSANI ET COMES PALANTIAE.

Il Castaldo fu bravo soldato, distinto per valore nell’esercito del marchese di Pescara, anzi mentre godeva il Pescara una sembianza di supremo governo aveva egli la direzione della guerra sostenuta allora in Piemonte dagli imperiali; sventò, come dicemmo, la lega contro Carlo V.; dopo fatto signore di Cassano combatté da prode, sebbene con esito poco fortunato nella Transilvania (1551) come comandante delle truppe de’veterani tedeschi e spagnuoli(5).
Estinta nel marchese Giovanni Battista la linea maschile dei Castaldo, il feudo, come erasi convenuto nell’atto d’investitura, fu devoluto alla camera regia. Allora Filippo II. (1572) lo diede in dono ad personam al conte Brocardo Persico cremonese, commendatore di San Giovan Girolamo, consigliere privato del duca di Milano e commissario generale degli eserciti ducali(6).
Dopo lui, toccò, per diploma del medesimo Filippo II. in data di Madrid 20 luglio, a Girolamo Bonello in compenso dei moltissimi servigj prestati al cardinale Alessandrino Carlo suo fratello, legato a latere presso la maestà cattolica, nipote di papa Pio V.
Girolamo Bonello dichiarato dunque marchese e feudatario di Cassano e delle terre unite a quel feudo che erano Vaprio, Pozzo con Bettola, Groppello, Albignano, Fornasetta, Trezzano, Frezzano, Trecella, Incuniate, Bellinzago, Fornaci inferiori, venne investito dal Magistrato straordinario con istrumento del 6 giugno 1573, rogato dal notajo Giovanni Antonio Rainaldi. A Girolamo succedettero Antonio, Pio, Marco.(7) Francesco, Marc’Antonio, i quali tutti, dell’ultimo in fuori, abitavano nel castello di quel luogo; pio aggiunse ai titoli di famiglia molti altri ancora venutigli per considerevoli eredità. In lui terminano i feudatarj di Cassano, e i possedimenti della sua famiglia per via di compera ritornarono a’ loro primi feudatarj, alla casa d’Adda, che li tengono tuttora, ed hanno ivi un magnifico palazzo. Un’altra terra di considerevole estensione fu posta in vendita con tutti i diritti feudali nell’anno 1537 e comprendeva i luoghi di Asso con tutta la Valassina, la Squadra de’Mauri(8) composta dei paeselli di Pusiano, Bosisio, Suello, Cesana, Mosana, Garbagnate e Borima la Squadra di Nibionno erano comprese oltre le terre di Nibionno, anche Maggiolino, il mulino del Maglio, Sibrone, Calvesirano, Somarino, Masnaga, Trégolo, Tabiago, Penzano. Lo acquistò il barone Giuseppe Valeriano Sfondrato già conte di Mandello, Dervio, Varenna, Bellano, Careno, e del Monte Introzzo limitrofo della Valsassina, con diritto di tenervi pretori per amministrar la giustizia(9).
Il diploma cesareo porta la data del 23 ottobre 1537(10).
Il feudatario risiedeva ad Asso ove a quell’epoca era una guarnigione ed il governatore della valle, che nel 1523 era il signor Gasparo Sormano(11).
L’antichissima famiglia de’ conti Brebbia aveva nel principio del XVI. secolo il possesso privato del castello di Brivio, del quale ignoro, come diventassero proprietarj. Venuto il tempo in cui si faceva mercato delle rendite camerali, per cavarne i mezzi necessarj a mantenere le guerre e le grandezze d’una corte tanto sfarzosa quanto la spagnuola, Girolamo Brebbia consigliere cesareo e tesoriere generale dello stato di Milano comperò dal presidente e dai maestri delle entrate camerali dello stato le pievi di Brivio, di Missaglia(12) e d’Agliate infino al Lambro col diritto di godere tutti i redditi, dazj, l’imbottato del vino, del pane, boschi e pesche, principalmente quelle del lago di Bnivio fino ad Olginate, escluse però le rendite del sale(13).
Questa vendita venne confermata da S. M. l’Imperatore Carlo V. con diploma dato in Toledo ai 20 giugno 1539, nel quale si dichiara conceduto allo spettabile e diletto Girolamo Brebbia(14) il mero e misto imperio sulle tre pievi nominate di sopra, colla piena facoltà della spada, e col diritto di nominare e deputare pretori che vi amministrassero la giustizia, e amplificando i diritti che di già godeva sul castello di Brivio, acciò ne potesse disporre a suo volere. Quale specie di governo fosse quello dei Brebbia durante questo periodo di tempo, e come usassero dei tanti diritti che erano stati loro conceduti non mi consta, ma a quanto pare dovevano aver lasciato andar perduti per incuria molti loro privilegi; poiché vedo che nel secolo XVI. quando il bisogno di denaro diveniva ogni dì più stringente, volendo il fisco mettere in vendita anche il lago di Brivio, eterna cagione di discordie, sorse questo comune ad opporvisi vantando il diritto non solo d’esercitarvi la pesca, ma d’impedire ad altri di usarne. Convertitasi la controversia in una lite dichiarata, che venne sostenuta dal comune di Brivio, alla presenza del Magistrato straordinario, il mostro comune, per escludere le pretensioni del fisco oppose il già indicato istrumento colla sua conferma imperiale mostrando in questo modo come la regia camera aveva già venduto anche il lago di Brivio al benemerito conte Girolamo. In questa causa i Brebbia non hanno parte attiva, né veruna rappresentanza, onde pare che i loro diritti fossero passati in proprietà del comune, tacendosi però come questa traslazione siasi effettuata. La controversia fu ultimata mediante una transazione in forza della quale col pagamento di lire 18,000 ebbe il comune l’investitura d’ogni diritto spettante alla camera sul lago(15).
Uscito sotto il governo di Filippo II. un ordine, che uom non potesse conservare i titoli di nobiltà quando non si appoggiassero a’ feudi, e tutto questo per poter vendere le terre che non erano ancora state comperate, il conte Francesco Brebbia ignorando di avere già in sua proprietà il distintissimo e considerevolissimo feudo di cui parliamo, chiese ed ottenne dalla corte di Madrid di appoggiare il suo titolo di conte al feudo di Brivio, mediante il pagamento del prezzo nelle consuete misure. Allora si fece una numerazione degli oggetti esistenti nel comune di Brivio che potevano cadere nell’infeudazione; ma si eccettuò il castello non potendo la camera aver diritto nessuno perchè già di privata proprietà de’ Brebbia.
La comunità di Brivio tollerando di mal umore la soggezione d’un feudatario, che, senza credere di far torto alla verità potremo dire non molto diverso dagli altri, volle sottrarsene come vedremo nel secolo seguente.