CAPITOLO LIII

VICENDE RELIGIOSE
EPOCHE PERCORSE.


Visite del cardinale Pozzobonelli. Il battistero
d’Oggiono. La prepositura di Carate. Visite di Filippo Visconti arcivescovo. Smembramento delle terre bergamasche dalle Pievi di Brivio, Olginate e Primaluna


Per non lasciare senza uno sguardo gli avvenimenti ecclesiastici di quest’epoca, ci faremo prima a ricordare qualcuna delle visite fatte dal cardinale arcivescovo Pozzobonelli, che pose in capo la mitra milanese nell’anno 1736 e la depose nel 1786, ultimo della sua vita. Sebbene dopo le visite di San Carlo e di Federigo Borromeo, quelle degli arcivescovi loro successori non contengano quasi più importanza niuna, non vogliono però essere dimenticate in una storia municipale.Fra le replicate visite che ci fece il cardinale Pozzobonelli(1) assai clamorosa fu quella fatta alla Pieve di Brivio 1754, riferendo la quale mi allargherò alquanto per aver sottocchio alcuni documenti contemporanei.Nel maggio di quell’anno a Villadadda, terra allora dipendente dalla prepositura di Brivio, si tenne la congregazione plebana per disporre il ricevimento e l’alloggio di Sua Eminenza. Furono stabilite due stazioni, l’una a Brivio, l’altra a Caprino sulle terre bergamasche. Il 24 di quel mese una signorile cavalcata, diretta da Giacinto Carozzi uno dei meglio stanti di Brivio, si recò a Cernusco Lombardone, aspettando il porporato, che venne con monsignor Dugnani e l’abate don Splendiano Rho. Come le strade allora correvano, ora affondate fra due muri, ora rialzate sur un’eminenza, e sempre a salite ed a discese, così l’arcivescovo era stanchissimo quando giunse a Brivio dove fu accolto con grandissima festa.Volendo vedere personalmente lo stato delle chiese in quella Pieve ai 26 fu a Calco, ove pranzò alla Grancia, commenda dei canonici ordinarj di Milano, e visitò gli oratorj d’Olginate, Mondonico e Bùttero, villeggiatura del già nominato monsignor Dugnani. Al domani di quel giorno, sotto un diluvio di pioggia, vide Paderno e Verderio, e nei dì seguenti Merate, Airuno, Novate, Robbiate, Pagnano, Arlate, San Marcellino e San Zeno. Il 29 giorno de’santi Sisinio, Martirio ed Alessandro patroni della parrocchiale di Brivio, tenne in questa chiesa lunga e faticosa cresima, ed ai due del mese seguente vi celebrò una solenne messa, fece la comunione generale, spiegò la dottrina dall’altare, e in sua vece lasciò che amministrasse la cresima monsignor Dugnani, vescovo d’Albania. In questa visita, nella parte milanese della Pieve, consumo dieci giorni, ed al 4 d’esso giugno passò l’Adda, fermandosi due giorni a Caprino ove compì le solenni cerimonie, visitò le chiese circostanti non omettendo le più montuose, spiegò la dottrina, assolse i peccati. Di là proseguì il suo giro pel territorio di Lecco, entrò nelle valli Sassina, Taleggio, Averàra(2), consumando ivi quasi tutta l’estate. Tornato di nuovo fra noi nel 1757, visitò le Pievi di Missaglia e d’Oggiono, ed ebbe a movere un forte rimprovero agli Oggionesi, per aver convertito un antico battistero nella segrestia della loro chiesa parrocchiale, senza averne avuto sua approvazione, e tanto più per aver distrutto uno dei migliori nostri monumenti d’antichità. Difatti quest’edificio ottangolare, lontanissimo dalla rozzezza di quelli di Barzanò e di Agliate, attesta d’appartenere a secoli più colti. Le pareti hanno nel mezzo le solite due scale che mettevano alla ringhiera voluta dal rito, la porta sul far di quella del battistero di Barzanò; e le finestre strettissime e alte, che furono turate, e aperto invece un disarmonico finestrone, fatto a curve barocchissime, come tollerava ancora il gusto del secolo passato. Sotto questo arcivescovo i conti Confalonieri eressero la propositura di Carate, che prima dipendeva da quella del vicino Agiate investendo un individuo della loro famiglia. Morto il cardinale Pozzobonelli nel 1786 gli fu subitamente surrogato Filippo Visconti, che venne pure a farci alcune visite. D’averlo veduto si ricordano ancora i nostri più vecchi, e principalmente quelli d’Osnago, ove nel 1789 allettato forse dall’amenità del paese, si fermò per otto giorni, alloggiando, nella casa del conte Benedetto Arese Lucini, ed ivi conferì la cresima alle Pievi circonvicine(3).
Ci venne più volte l’occasione di dire che le Pievi di Brivio e d’Olginate comprendevano anche la Val San Martino, coi monti che la circondano per uno spazio dalle tre alle quattro miglia sulla sinistra riva dell’Adda. Ora è giunto il tempo della totale separazione anche ecclesiastica fra lo stato veneto e lo stato milanese. In vigore d’un editto di reciproca convenzione tra il ducato nostro e la serenissima repubblica di Venezia furono staccate nel 1788, dalle due Pievi nominate, tutte le chiese bergamasche che dipendevano da loro, né rimase sulla sinistra del fiume se non la terra di Chiuso, ancora sottomessa alla parrocchiale di 0lginate. Col medesimo ordine furono staccate dalla Pieve di Primaluna le dodici parrocchie di Valtorta, Santa Brigida, Averara, Casilio, Cufio, Orniga, Mezzoldo, Olda, Peghera, Pizzino, Sottochiesa e Brumano, nel temporale già soggette alla veneta repubblica. Tutte queste chiese, come quelle staccate dalle Pievi di Brivio e di Olginate, conservano però tuttora il rito ambrosiano(4).