Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
I tesori della Brianza
La Basilica ed il Battistero di Agliate
Elemco mostre

MOSTRA FOTOGRAFICA DEGLI ANTICHI AFFRESCHI ESISTENTI NELLA MILLENARIA BASILICA

"Dal borgo di Carate per la molle china discendiamo all'antico ponte sul Lambro. Movi intorno lo sguardo: che bello spettacolo di natura! Quasi in vasto anfiteatro girano tutt'intorno colline e monticelli a dolcissime gradazioni. Arborate le rive, fiorenti le ville, rigogliosi d'ogni bene i campi, balsamico l'aere, limpidissimo il cielo. Di mezzo a tante grazie e lusinghe di natura, vedi, ci sta innanzi elevato un tempio con in fronte molti moltissimi secoli, il quale par rifugga da ogni partecipazione a questi vezzi di terra, pago di sua maestà che è il cielo. Entriamo. Tu vedi un tempio a tre navate con membra grandiose ma rozze e inculte, sublime per la sua medesima robusta nuditÓ."
BIRAGHI L., Antichi monumenti cristiani dell'agro milanese, Milano 1860.

Entrando nella Basilica d'Agliate restiamo colpiti dalla nudità delle pareti che esalta le forme delle incerte e frammentate colonne, delle basi e dei capitelli di sasso e di marmo romani.
Le pareti della Basilica si presentavano giÓ nude e disadorne nel 1584 e, stando alla relazione del sacerdote Antonio Seneca, delegato dall'arcivescovo, esse erano grezze senza neppure l'intonaco: "parietes omnes, excepta capellae maioris, sunt rudes, non incrustati nec dealbati".
Solamente sulla parete sinistra della navata centrale, sopra le prime due arcate, rimangono tenui tracce di affreschi.
Tutto il resto venne probabilmente distrutto da un disastroso incendio che polverizzò tutti gli intonaci affrescati. Le pareti della Basilica, già a partire dalla data della sua edificazione nel X-XI secolo, dovevano essere state affrescate perché, essendo la chiesa plebana, essa doveva assolvere anche alla funzione didattica di preparare i fedeli al battesimo.
Le immagini, che ricoprivano completamente le pareti, erano il libro illustrato su cui apprendere il Vecchio ed il Nuovo Testamento.
Difficilmente il visitatore che entra ora nella penombra della Basilica riesce ormai ad apprezzare il disegno e la bellezza di queste poche immagini e queste fotografie cercano di mostrare quanto è rimasto. La figura trova un preciso riscontro in uno dei pi¨ antichi tipi canonici di icona bizantina come quella venerata nella chiesa dell'Eleùsa (Vergine della tenerezza) dipinta attorno al 1130 nel palazzo imperiale di Costantinopoli.

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