Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro
Notiziario Inverno 1999
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Gli scavi di Piazza Marconi a Vimercate

Il 17 maggio 1999 iniziarono i sondaggi archeologici in Piazza Marconi: allora in pochi credevano o speravano che il terreno, in quella zona, potesse nascondere qualcosa di interessante; ma da quel giorno molte cose sono cambiate: sono state trovate ben 22 tombe tra cui 2 splendide sepolture ad inumazione, e ciò ha improvvisamente fatto riscoprire il fascino delle origini della storia di Vimercate.
Ma cerchiamo di capire innanzitutto da cosa è nata la ricerca archeologica in Piazza Marconi.
Il 25 marzo 1933, l'Ispettrice della Soprintendenza alle Antichità del Veneto, della Lombardia e della Venezia Tridentina, dott.ssa Gilda Levi, in una relazione descrisse dettagliatamente il ritrovamento di una necropoli romana nell'area di Piazza Marconi: durante gli scavi per la realizzazione della pensione-ristorante Termine, vennero alla luce 8 tombe romane di epoca tarda (III-IV sec. d.c.), costituite da materiali di vario tipo con oggetti di corredo consistenti in ampolle in vetro, ciotole, lucerne e monete. La presenza di ben otto tombe in un'area di soli 50 mq fece pensare da subito ad un'area di necropoli ad alta densitaà di sepolture; pertanto, quando nel 1998 l'amministrazione comunale di Vimercate approvò i lavori di costruzione di un nuovo grande complesso in piazza Marconi, tutti gli appassionati di archeologia locale si misero in allerta, ben consapevoli della possibilità di trovare altre tombe nel corso dei futuri lavori di scavo. Fin dall'inizio, ci si rese conto che l'area più interessante era il tratto di terreno situato tra il bar Termine e l'ex stazione dei tram: si trattava di una zona rimasta "integra" nel corso dei secoli e che quindi poteva celare ancora intatti tutti i suoi segreti.
Il 17 maggio 1999, quindi, presero inizio i lavori di scavo controllato: con l'aiuto di una ruspa si dovevano realizzare alcune trincee in punti particolari, al fine di individuare possibili tracce e delimitare così l'area d'interesse in cui effettuare un successivo scavo archeologico. Agli scavi assisteva l'archeologa incaricata (Dott.ssa Nadia Colombi) e l'Ispettore Onorario della Soprintendenza archeologica (Arch. Massimo Cunegatti). A mano a mano che lo scavo proseguiva, emergevano dal terreno continue conferme alle ipotesi avanzate in precedenza: i ritrovamenti di strutture tombali e di reperti erano concentrati proprio nella fascia di terreno posta tra il bar Termine e l'ex stazione dei Tram. Ciò che si trovava con maggior frequenza erano fosse contenenti ceneri, frammenti di vasellame, frammenti di ossa, chiodi. Ma erano stati fatti anche due ritrovamenti abbastanza "strani" che gettavano grossi interrogativi sugli scavi futuri: innanzitutto il primo giorno di scavo si trovarono tracce di una struttura di notevoli dimensioni, di lunghezza non definibile (superiore ai 2 metri) e di profondità di 2 metri circa; invece, nel terzo giorno di scavo, la benna della ruspa portò alla luce parte di un corredo funebre (tra cui un'olpe intatta con iscrizione nord etrusca) a circa 2 metri di profondità sotto il piano di campagna.
Queste due scoperte si distinsero nettamente rispetto a tutte le altre effettuate nell'area di scavo: infatti, i ritrovamenti più comuni erano costituiti da fosse di ceneri o anfore utilizzate come piccole tombe per fanciulli. I sondaggi si conclusero il 26 maggio 1999: la situazione in quel momento era di estrema confusione ed incertezza; le tracce trovate non erano immediatamente inquadrabili in un discorso unitario e le risposte a tutti i quesiti furono demandate allo scavo archeologico, che ebbe inizio il 14 giugno. L'archeologa incaricata, Michela Ruffa, analizzò la complicata situazione e diede sin dall'inizio un'impostazione scientificamente precisa e rigorosa alle operazioni di scavo. Si partì dalla zona sud-ovest dove furono portate alle luce alcune strutture riferibili con ogni probabilità a sepolture di bambini: erano tutte diverse, alcune realizzate con anfore tagliate longitudinalmente, altre con embrici posti di taglio in modo da realizzare delle "cassette" dove era stato deposto il corpo del piccolo defunto. In particolare, due tra queste possono ritenersi di un certo interesse: una, costituita da due mezze anfore (tagliate longitudinalmente) collocate in piena terra sovrapposte; la seconda, realizzata mettendo due embrici paralleli di taglio a contenere una mezza anfora. Il corredo era praticamente inesistente ed anche i resti ossei furono rinvenuti in quantità minime. Accanto a queste sepolture particolari e suggestive, furono ripulite anche alcune fosse a cremazione indiretta: in alcune, oltre alle ceneri, non si trovò nulla ma, spostandosi verso nord (cioè verso la Piazza Marconi), la densità distributiva e la ricchezza di queste tombe andava aumentando e in una di esse si recuperò anche una piccola lucerna a canale integra. Tutti i ritrovamenti furono effettuati ad una quota di circa 60 cm sotto il piano di campagna.
Ad un certo punto, il lavoro si concentrò in un'area nella quale i precedenti sondaggi avevano portato alla luce tracce di strutture che avevano insospettito e "preoccupato" da subito gli archeologi. Dopo un'accurata pulitura della superficie venne alla luce una piccola copertura piana costituita da 4 embrici con coppi posti in forma quadrata; questa piccola sepoltura sorgeva in adiacenza ad una struttura più grande di circa 2 X 3 ml, della quale, invece, venne evidenziato inizialmente il perimetro continuo costituito da embrici posti verticalmente. La posizione degli embrici fece pensare alla presenza di un crollo integro di notevoli dimensioni, ma ciò apparve da subito un po' "esagerato"; infatti, non ci si volle credere (anche per motivi "scaramantici") fino a quando non venne portata alla luce tutta la copertura crollata della tomba: e allora si fu concordi nel definirla "sepoltura monumentale". Una caratteristica interessante di questa sepoltura fu il rinvenimento di un'anfora, senza fondo nè collo, posta quasi verticalmente nello strato di terra che ne costituiva il riempimento: essa sembrerebbe riconducibile al rito delle "libagioni funebri" particolarmente attestato in ambiti orientali; la sua funzione, forse, era di garantire (come una sorta di "tubo) la trasmissione di cibo direttamente dai parenti al defunto durante periodici banchetti in suo onore. Una volta rimosso lo strato di copertura crollata, apparve lentamente dal terreno una pavimentazione costituita da mattoni sesquipedali sulla quale era disteso lo scheletro con tutto il corredo deposto sul suo lato sinistro. Il corredo, abbastanza ricco, era formato da oggetti probabilmente ancora nuovi al momento della realizzazione della sepoltura: un grosso balsamario in vetro, alto circa 15 cm, due piatti in terra sigillata, un'olpe, uno specchio argentato su cui era collocato un contenitore in vetro (quasi completamente distrutto), un piccolo bicchiere in vetro e il collo di un balsamario.
Parallelamente allo scavo della tomba "monumentale", si procedette alla pulitura di una serie di fosse ad incinerazione indiretta poste nell'area est della necropoli: alcune di esse si rivelarono notevolmente ricche di materiale ceramico che, purtroppo, era stato completamente frantumato dall'azione del fuoco. Nel frattempo si iniziò lo scavo di una grande fossa contenente terra e frammenti di carbone, ceramica e ossa. In realtà ben presto ci si rese conto che si trattava di una grande tomba ad inumazione, la seconda dopo quella "monumentale". Infatti, dopo circa tre giorni di scavo, venne alla luce sul fondo della fossa lo scheletro di una persona con tutto il suo corredo, collocato vicino in parte alla testa ed in parte ai piedi: esso era abbastanza ricco, costituito da quattro balsamari in vetro ed i resti di una fibula in bronzo disposti vicino alla testa (di cui tre quasi intatti ed uno frammentato). In prossimità dei piedi invece venne recuperata la parte più consistente: due olpi identiche, un'olpe con iscrizione incisa in caratteri nord-etruschi (il nome del defunto), un bicchiere in impasto scuro con bordi introflessi, i resti di un piatto a ceramica rossa, una lucerna con bordo decorato a motivi globulari, un grosso balsamario in vetro contenente uno di dimensioni più piccole. Inoltre vennero recuperati numerosi chiodi di grosse dimensioni disposti attorno al corpo del defunto, appartenenti alla cassa di legno che lo conteneva. Con lo scavo delle due grandi tombe ad inumazione e con la pulitura delle ultime fosse ad incinerazione indiretta si concluse la prima parte dei lavori. Il proseguimento di essi avvenne nel mese di agosto: durante un sopralluogo in cantiere, l'ispettore Onorario Arch. Massimo Cunegatti individuò le tracce di una sepoltura in prossimità della seconda tomba a inumazione. I successivi lavori di scavo, da lui direttamente condotti e terminati alla fine di agosto, portarono alla luce i resti di una tomba a cremazione diretta e di una fossa a cremazione indiretta. Nella prima venne recuperato un notevole quantitativo di ceramiche, costituito soprattutto da tazzine e coppette, in parte frammentate ed in parte integre; inoltre si trovarono alcune ampolline in vetro, in gran parte deformate o completamente fuse dal calore della combustione, e numerosi chiodi e chiodini, utilizzati per realizzare la cassa. Nella fossa a cremazione indiretta, di forma quadrata e profonda circa 40 cm, furono rinvenuti numerosi frammenti di vetri e ceramiche ma, soprattutto, il corredo (integro) deposto in un angolo sul fondo: esso era costituito da una lucerna a canale aperto di grosse dimensioni, un'anforetta ed una moneta in bronzo in pessime condizioni di conservazione (l'obolo di Caronte).
Gli ultimi rilievi grafici e fotografici del sito sono stati eseguiti il 16 ottobre scorso. Attualmente ogni attività di scavo è ferma ma il lavoro, nel complesso, non è terminato, essendoci ancora un'area assai vasta da esplorare.

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