Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro
Notiziario Primavera 2005
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Pizzi, trine e lini. La dote della nonna

La prima sezione della mostra presenta un insieme di capi tipici di un corredo dotale.Alcuni di questi capi risalgono alla fine del 1800 e sono giunti al Museo come doni di cittadini della Brianza. Altri sono più recenti e appartengono agli anni ’30 circa.
Nella cultura popolare la dote ha sempre avuto una importanza rilevante. Una buona dote era un fattore di prestigio nelle povere comunità rurali, poiché permetteva di dare un contributo essenziale per la continuità e il benessere della famiglia.
L’accumulo degli oggetti che formavano la dote iniziava quando una ragazza si avvicinava all’età da marito, verso i 15-16
anni, a volte anche fin dalla nascita, se le risorse della famiglia erano minori. Quando non si riusciva a mettere insieme nemmeno il minimo indispensabile, la dote era fatta dalle attrattive fisiche, dalla resistenza alle fatiche e alle privazioni e dalle virtù domestiche della futura sposa.
Prima delle nozze tutto il corredo veniva riunito e stimato da un esperto scelto dalla famiglia, e se era il caso integrato in modo che la sposa non fosse dotata meno degli altri suoi fratelli.
Il contratto di matrimonio veniva spesso accompagnato dall’elenco dotale, che riportava dettagliatamente la lista di tutti gli oggetti presenti nella dote. I capi della dote si confezionavano perlopiù in casa. Nelle lunghe sere invernali, al tepore
della stalla che riuniva più famiglie, le donne e le ragazze si dedicavano a filare, ricamare e cucire. Ogni capo, lavato e stirato, si conservava nelle cassapanche, che seguivano la fanciulla nella casa del futuro marito.
La seconda parte della mostra è dedicata alle tecniche del ricamo. La tecnica del pizzo o merletto è molto antica e fu legata sempre alla moda. Ebbe quindi grande fortuna in epoche, come quella rinascimentale e barocca (XVIXVIII
secolo), e in particolare in Francia, nelle quali i vestiti femminili e maschili erano particolarmente sontuosi e decorati.
Nell’Ottocento la lavorazione del pizzo rimase un’attività economica molto importante. Essa veniva eseguita a "cottimo"
in casa (presso le "merlettaie"), per la vendita o per la dote delle fanciulle (ma ciascuna solitamente produceva il proprio "corredo").
Subì, in seguito ai cambiamenti della moda, una crisi nel Novecento, resistendo solo in ambienti rurali appartati. In Brianza la tradizione del ricamo prima e del tombolo poi venne salvata in molti centri, ma soprattutto a Cantù. A Biassono, dopo la
seconda guerra mondiale, venne aperta una vera e propria scuola (per volere di Suor Alceste) per le fanciulle, presso l'oratorio. Si formarono così abilissime "merlettaie"o "ricamatrici"al tombolo, alcune ancora oggi in attività, con molte altre scuole aperte in vari paesi. Lavori femminili: un lieve intrecciarsi di fili che sembrano impalpabili come la trama di un
sogno.


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