Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro
Notiziario Inverno 2006
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Riscoprendo la Sperada ottocentesca

"[…]I neri e giovani capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile drizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi molteplici di trecce, trapassati da lunghi spilli d'argento, che si dividevan all'intorno, quasi a guisa de' raggi d'un aureola, come ancora usano le contadine del Milanese.(I promessi Sposi II° Cap.)". Così Manzoni descrive l’acconciatura nuziale di Lucia, tipica usanza delle donne lombarde ottocentesche.
Chiamata “Raggera"o "Coazz" a seconda delle diversità dialettali presenti in Lombardia, si componeva di spilloni inseriti a raggiera attorno ai capelli raccolti e fissati da un ennesimo spillone orizzontale, chiuso da due pomoli metallici. Esso veniva più precisamente infilato nelle trecce che una "ragazza da marito" si raccoglieva per la prima volta sulla nuca. Le spadine intarsiate indossate, rappresentavano il dono del fidanzato, che, in tal modo ufficializzava il suo legame con la ragazza, la quale da quel momento veniva considerata "promessa sposa".
Gli spilloni invece, detti "cugiaritt" o "spazzaorecc" per la caratteristica punta arrotondata, venivano regalati in occasione di eventi importanti come il matrimonio o la nascita dei figli.
La Sperada dunque divenne lo strumento peculiare, attraverso il quale una ragazza, di qualsiasi estrazione sociale, mostrava la sua condizione (nubile, sposata, madre) all’interno della società. Per questo motivo veniva considerata un usanza di pregio, alla quale nessuna donna rinunciava.
In realtà strumenti simili a spilloni, usati per la creazione delle pettinature femminili, venivano impiegati già nell’età del bronzo e in epoca romana (i cosiddetti "aghi crinali").
La mostra si propone di illustrare questo percorso, attraverso una ricca documentazione costituita da materiali archeologici ed etnografici, incisioni, fotografie, disegni e di una ricostruzione dell’aspetto di una donna ottocentesca, sia dell’abito che dell’acconciatura. Si ringrazia la sig.ra Giuseppina Ornaghi Brambilla di Biassono che ha donato al Museo questa bellissima raggera, composta da uno spontòn, da trentaquattro cugiarìtt e da sei spadit riccamente traforate


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