Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Archeologia A.4
La testa di spillone in osso a busto femminile dalla villa romana di Biassono - Cascina Sant'Andrea
N° Inventario : A.1982.120.1
Dimensioni : Altezza cm 3,5; larghezza max cm 1,3; spessore max. testa cm 0,6; spessore max busto cm 0,7.
Materiale : osso
Tecnica : intaglio
Stato di conservazione : buono, limitatamente alla testa. Lacuna per frattura in corrispondenza della cavità per l'inserimento dell'ago vero e proprio, mancante
Proprietà : Deposito temporaneo dello Stato
Provenienza : Biassono, Cascina Sant Andrea. Scavo regolare 1975, settore 50/Q, in complesso agricolo-residenziale romano imperiale, con materiale tra I e V sec. d.C.
Testa di spillone mancante dello stelo, originariamente lavorato separatamente ed inserito nella cavità ricavata all'interno del busto.
La testa femminile presenta un'acconciatura resa mediante pochi solchi disposti obliquamente intorno al viso che indicano la direzione dei capelli pettinati alti sopra la fronte e ai lati del volto; alla sommità del capo, in posizione lievemente rientrante, vi è una banda orizzontale, liscia e leggermente arcuata; sul retro della testa la direzione dell'acconciatura è resa mediante dei solchi che dall'alto, rispettivamente da destra e da sinistra, scendono obliquamente convergendo e incrociandosi in basso al centro.
Sul busto sono indicate le morbide pieghe della scollatura della veste; sul retro due larghi solchi determinano un elemento triangolare.
I lineamenti del volto sono indicati con pochi solchi incisi abbastanza superficialmente, ma molto incisivi ed efficaci nel rendimento dei tratti fisionomici essenziali.
Lo spessore del pezzo è massimo nella zona del busto e si riduce progressivamente verso l'alto, così che la parte superiore della testa si presenta di profilo notevolmente appiattita.

Gli spilloni romani configurati a busto femminile

Gli spilloni in età romana (prodotti oltre che in osso, in avorio, bronzo, argento, oro e anche altri materiali quali il giaietto) svolgevano molteplici funzioni nell'ambito della toilette femminile. Tra le principali vi erano la suddivisione delle ciocche di capelli (acus discriminalis), il sostegno e fissaggio delle acconciature (acus crinalis o comatoria), l'applicazione di unguenti e altri prodotti cosmetici.
La loro tipologia si presenta estremamente varia, passando dai tipi più semplici con la testa non separata dallo stelo e terminante a forma di calotta sferica o cono, a quelli con la testa distinta dall'asta, di forma conica, sferica, ovoidale e altre forme geometriche semplici, e infine agli spilloni più elaborati con la testa figurata (a pigna, a mano, a busto femminile), che svolgevano sicuramente anche una funzione ornamentale.
Gli spilloni con testa configurata a forma di busto femminile costituiscono il tipo A XXI, 8 della classificazione tipologica di J.C. Béal, elaborata sulla base degli oggetti in osso conservati presso il Musée de la Civilisation gallo-romaine de Lyon.
In genere si è ritenuto di poter datare gli spilloni di questo tipo sulla base dell'osservazione della tipologia dell'acconciatura e di altri particolari iconografici di questi busti femminili, oltre che sulla base di considerazioni stilistiche.
Béal ritiene che gli spilloni con estremità superiore configurata a forma di busto femminile dell'epoca imperiale romana erroneamente siano stati considerati come tipici quasi esclusivamente dell'età flavio-traianea: in realtà, se è vero che gran parte delle attestazioni riportano a quell'epoca, sono noti esemplari di questo tipo dall'età claudio-neroniana fino all'età tardoromana.
Purtroppo manca a tutt'oggi un'analisi complessiva di questa particolare produzione ed una classificazione sistematica degli esemplari noti che permetta una seriazione tipologica e stilistica. L'unico studio che ha meritoriamente affrontato questi aspetti generali, pur partendo dal limitato obiettivo della sola classificazione degli spilloni rinvenuti a Vienne e nella regione Rhône-Alpes, si deve allo stesso J.C. Béal. Disponendo di esemplari distribuiti dalla seconda metà del I sec. d.C. al III-IV sec. d.C. Béal ha avuto la possibilità di individuare, oltre al criterio fondamentale dell'osservazione delle acconciature, che, nonostante le difficoltà interpretative negli esemplari appiattiti, è alla base della datazione, anche altri indizi che possono guidare nella classificazione (ad es. la forma del busto).
Fra gli altri studi che hanno presentato nuclei consistenti di spilloni di questo tipo con alcune osservazioni sulla loro evoluzione tipologica si ricorda il contributo di V. von Gonzenbach che ha analizzato alcuni spilloni con testa configurata a busto femminile rinvenuti a Vindonissa e li ha posti a confronto con altri da vari siti del mondo romano e un articolo di H. von Heintze, dedicato ad una piccola testa in avorio del IV sec. d.C. dello Staatlichen Museen di Berlino (per l'autrice non pertinente ad uno spillone), nel quale sono presentate anche diverse teste femminili in osso riferibili a spilloni.
Più recentemente anche E. Riha, catalogando gli spilloni rinvenuti ad Augusta Rauricorum e Castrum Rauracense, ha presentato criticamente alcuni esemplari, che sono raccolti nel suo gruppo 12.1.1 "Haarnadeln mit Frauenbüste".

Lo spillone di Biassono, Cascina Sant'Andrea

Il busto femminile rinvenuto a Biassono appartiene ad un tipo già noto, in quanto studiato attentamente da J.C. Béal, il quale ha pubblicato un esemplare rinvenuto nella regione Rhône-Alpes a La Pegue: si tratta di uno stelo frammentario che si inserisce in una testa quasi identica a quella rinvenuta a Biassono, resa con lo stesso stile a rilievo molto basso e con solchi debolmente incisi.
Béal ha individuato una serie di attestazioni di esemplari molto simili, che documentano la notevole diffusione di questo tipo di spilloni, che costituiscono un gruppo unitario e ben distinto, pur se con lievi variazioni all'interno.
I confronti individuati da Béal attestano la presenza di questo tipo, oltre che in Francia a Orange, Tournus e Cimiez, in Germania a Mainz, in Portogallo a Conibriga, in Gran Bretagna a Richborough e Colchester, mentre sono di provenienza ignota una testa conservata in Vaticano e due esemplari al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
All'elenco proposto da J.C. Béal possono essere aggiunte le seguenti ulteriori attestazioni: in Italia una testa conservata al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, in Francia un esemplare (testa e stelo frammentario) da Escolives-Sainte-Camille, in Svizzera due esemplari (una testa con stelo frammentario e un'altra testa) da Augst.
Béal si pronuncia a favore dell'attribuzione degli spilloni di questo gruppo all'età traianea sulla base delle somiglianze da lui riconosciute tra l'acconciatura con la banda di capelli che si solleva sopra la fronte e le acconciature adottate da Marciana, Matidia e Sabina, pur ammettendo che si tratta di un accostamento generico e non di una somiglianza nel dettaglio.
Recentemente invece E. Riha ha proposto un accostamento fra l'acconciatura attestata sui due esemplari rinvenuti ad Augst e un tipo di pettinatura diffusa nel III-IV sec. d.C.. In tale acconciatura i capelli erano fatti scendere ai lati del volto e poi sul retro raccolti e fatti risalire dalla nuca fino alla sommità della testa e ivi fissati, formando una specie di cresta visibile sul lato frontale. Ad esempio si conoscono ritratti di Elena con i capelli fatti scendere ai lati del volto fino a coprire le orecchie e poi sollevati da dietro in una banda larga che copre tutto il retro del capo.
Le teste degli spilloni del gruppo in esame potrebbero dunque riprodurre tale acconciatura, con una semplificazione dei particolari, quali la banda di capelli, che sul retro del capo risale dalla nuca alla sommità, resa mediante solchi verticali (come nel primo citato dei due spilloni conservati a Vienna), oppure mediante tre solchi verticali e corti tratti obliqui (come nel primo citato dei due esemplari da Augst), oppure con solchi obliqui disposti per lo più a ventaglio.
Sulla base di tale confronto si propone per questa categoria di esemplari una datazione al IV sec. d.C., in accordo anche con i tratti stilistici che caratterizzano la resa dei lineamenti fisionomici di queste teste femminili.
Inoltre si vuol richiamare l'attenzione sul fatto che nel gruppo degli esemplari di questo tipo finora individuati due spilloni provengono da contesti noti e si tratta di contesti riferibili all'età tardoantica. Lo spillone di La Pegue è stato infatti rinvenuto in un livello tardoimperiale o paleocristiano, l'esemplare di Escolives-Sainte-Camille proviene da una capanna datata sulla base della presenza di un importante lotto di monete tra la fine del IV e l'inizio del V sec. d.C..
Non si può invece considerare significativo per una datazione l'esemplare di Tournus che proviene dal riempimento di un pozzo, nel cui scavo non è stato possibile alcun rilevamento stratigrafico e che sulla base di un esame della ceramica recuperata è stato considerato come formato "principalmente" nel III sec. d.C., il che non esclude la possibilità di depositi successivi.
Si può osservare infine che l'elemento triangolare presente sul lato posteriore del busto degli esemplari del gruppo potrebbe essere una versione semplificata e schematizzata dell'elemento troncopiramidale che si trova sul retro del busto di una serie di teste femminili, pertinenti probabilmente a spilloni, databili al IV sec. d.C.
Si tratta di una testa in avorio ora a Berlino, una testa in osso da Roma, Esquilino, ora nella collezione dell'Antiquarium Comunale, e infine un'altra testa in osso da Conimbriga, tutte molto raffinate ed accurate nell'esecuzione e attribuibili ad un filone di arte colta. In tutti e tre i casi vi è un'incavatura all'interno del busto, destinata ad accogliere l'asta, e all'esterno sul retro un elemento troncopiramidale (nei primi due casi decorato con solchi orizzontali, nel terzo liscio).
Sulla funzione originaria di questo elemento troncopiramidale si può forse ipotizzare che si tratti di un espediente decorativo per celare la necessità di avere uno spessore maggiore nella parte centrale del busto, in modo che la cavità all'interno fosse sufficientemente ampia da accogliere un robusto stelo senza rischi di fratture. Naturalmente sugli esemplari del gruppo cui appartiene la testa da Biassono tale elemento imitato con tratti grafici ha perso totalmente la sua funzione originaria.

Chiara Bianchi
BIBLIOGRAFIA

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Museo Civico "Carlo Verri"
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Prima edizione: 25 novembre 2004