Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Storia A.8
Fibula "a croce" o "Zwiebelkopffibel" in bronzo fuso dorato
N° Inventario : A.1989.18.1
Dimensioni : Lunghezza max mm.74; larghezza max mm.49
Materiale : bronzo dorato
Tecnica : fusione
Stato di conservazione : perfettamente conservata, mancante dell'ardiglione
Proprietà : collezione GRAL da dono anonimo

Arco breve a sezione trapezoidale, con lungo piede a piastrina arrotondata inferiormente, con decorazione superiore tripartita, alle estremità ad occhi di dado e al centro a spina pesce. L'ardiglione in ferro, che si infilava nell'alloggiamento predisposto nel piede a staffa, aperto lateralmente, è mancante. La struttura è quindi a "balestra". All'estremità dell'arco, collegata da un collarino al piede, si ha una terminazione "a cipolla". Altre due terminazioni identiche "a cipolla" sono alle estremità della barretta trasversale, alla base dell'arco, che dà la forma caratteristica "a croce" alla fibula.
La fibula, in bronzo ottenuto a fusione, appare ritoccata in vari punti della superficie ed è ricoperta da foglia d'oro, in gran parte conservata, con tracce forse di ulteriore decorazione, di difficile lettura.

Alcuni anni or sono è giunta, da una collezione famigliare con materiali raccolti nel territorio di Cremona (Calvatone?), in dono al Museo Civico "Carlo Verri", una fibula in bronzo dorato, del tipo "a croce latina", noto, in termini specialistici, come Zwiebelkopffibe (Fibula a testa di cipolla).
La fibula, antenata delle attuali "spille di sicurezza", era un significativo elemento funzionale dell'abbigliamento antico, nel quale le vesti venivano chiuse da spilloni o, appunto, da fibule, con un uso tardo ed episodico dei bottoni.
La fibula così, già dall'età protostorica (nasce nella tarda età del bronzo - come fibula ad arco - nel XII-XI secolo a.C.), divenne lo strumento per chiudere soprattutto i mantelli. Talvolta è doppia e era un vero e proprio gioiello. Se ne hanno di tutti i materiali, anche in oro e argento, con una complessa evoluzione delle forme. La fibula divenne ben presto, soprattutto nel mondo della protostoria celtica e nell'altomedioevo, presso le popolazioni germaniche, un importante simbolo di status. Nel mondo tardo-romano, proprio presso i gruppi di origine germanica che militavano nell'esercito imperiale, la Zwiebelkopffibel, sempre soltanto maschile, sembra appartenere alla divisa e rappresenta una moda diffusa ovunque vi fossero stanziamenti militari. Essa veniva costantemente collocata sulle vesti nelle esequie, che erano ad inumazione, cosa che ha permesso una buona conservazione di molti esemplari.
Il tipo compare in Italia settentrionale, in collegamento con i presidii miltitari che vi vengono stanziati in quest'epoca, alla fine del III secolo d.C: e resta in uso fino alla metà del V secolo e oltre.

L'area di diffusione di questo tipo, che registra una evoluzione della forma ma che rimane sempre ben riconoscibile, è molto vasta, dall'Italia centro-settentrionale, dove ricordo gli esemplari della necropoli dell'Università Cattolica di Milano, o quelli di Verona e del veronese, o quelli di moltissimi altri luoghi (ricordo, tra i moltissimi pubblicati, Roncoferraro, Viadana, Sabbioneta, Cividale, il trevigiano), al mondo transalpino centrale e orientale, in Svizzera, in Austria, in Croazia, in genere nelle province danubiane, da dove provenivano o erano stanziate le truppe che prediligevano questo ornamento funzionale.
Il nostro esemplare trova un puntuale confronto in un esemplare di fibula, tipo Proettel 3/4C, quasi identico, trovato in una tomba in via XX Settembre a Verona. L'esemplare veronese, che non è dorato come il nostro, ma che ha una decorazione molto simile, viene datato dal 330 a oltre il 400 d.C.
La fibula del Museo di Biassono doveva appartenere a qualche militare di alto rango, non tanto però da proporsi in metallo prezioso. Dobbiamo pensarla a chiudere il mantello sulla spalla destra del personaggio che la portò nella tomba, collocata con il piede verso l'alto e la croce con le tre "cipolle" verso il basso. Per una simile collocazione sulle vesti si ha, proprio in Brianza, un esempio di grande evidenza e bellezza, nella figura di Stilicone nel Dittico in avorio detto appunto "di Stilicone" nel Museo Serpero, degli ultimi anni del IV secolo. Si tratta dello stesso tipo di fibula, probabilmente della stessa epoca, che sulla spalla di Stilicone, l'uomo più potente dell'Impero, doveva essere in oro.

Ermanno A. Arslan
BIBLIOGRAFIA

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DELBRUECK R., Die Consulardiptychen. Studien zur spaetantike Kunstgeschichte, 2, 1929


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Prima edizione: 25 novembre 2004