Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Archeologia A.12
La dea "Giovia" di Capua (CE). IV-III sec. a.C.
N° Inventario : A.1998.26.1
Dimensioni : Larghezza cm.10,8; Altezza cm.12.
Materiale : Argilla depurata.
Tecnica : Disco fittile con faccia anteriore ottenuta a matrice.
Stato di conservazione : Integra.
Proprietà : Deposito GRAL da acquisto casuale al mercatino di Bollate, come oggetto moderno. Provenienza sconosciuta (ma probabilmente da Capua).

Il disco rappresenta un busto femminile, con il volto frontale, incorniciato da una ricca capigliatura a riccioli, con l'attacco delle veste che appena scopre il collo, sul quale si nota un elemento emisferico, forse una bulla. Il busto è incorniciato da un motivo circolare a raggiera. In alto si ha un ulteriore rigonfiamento, di difficile interpretazione. Il rovescio è liscio.
Presumibilmente di IV-III secolo a.C..

La lettura dell'oggetto e la possibilità di definirne la provenienza sono facilitate dal riconoscimento della produzione dalla medesima matrice dalla quale venne ottenuto il disco di una stele opistografa (FDB 1981, n.2), cioé scritta sulle due facce, conservata al Museo Campano di Capua. Sappiamo così che l'immagine si riferisce ad una dea sannitica (Capua, precedentemente etrusca, viene "sannitizzata"nel V secolo a.C.), che testi scritti - in lingua sannitica, e quindi italica - definiscono come *(D)iovia = "Giovia", associata a Giove nella regalità. Nelle stele l'immagine della Dea, con caratteri solari, indicati dalla raggiera, viene accompagnata, sul retro, dall'immagine del cinghiale (o del maiale), forse relativa ai riti sacrificali, che si svolgevano nel luco (bosco sacro), in occasione delle "feste giovie", anche con l'offerta di focacce.
Dobbiamo quindi immaginarci il disco applicato in qualche modo ad una stele rettangolare, che poteva recare una iscrizione incisa, nella quale veniva indicata la "gens"di Capua che aveva dedicato l'oggetto alla divinità.

Stele di fig.334, da - Le religioni degli italici, in Italia, omnium terrarum parens - realizzata con la medesima matrice del disco fittile presentato.
L'ambiente è quello sannitico della città di Capua (Caserta), quindi italico, destinato nel III secolo a.C. a venire romanizzato. Gli abitanti di Capua quindi adottarono la lingua latina e "romanizzarono" i loro riti religiosi, tra i quali probabilmente anche le feste "giovie".

La resa stilistica dell'immagine della Dea appare di particolare risalto plastico, con una brillante soluzione dei problemi posti dalla realizzazione di una immagine frontale. Il volto è pieno, carnoso, con grandi occhi spalancati, palpebre rilevate, labbra semiaperte, naso pesante, collo massicio, con una preponderanza, nei volumi, della massa dei capelli, con riccioli pesanti e molto plastici. La resa stilistica appare propria dello stile ellenistico in un'epoca abbastanza tarda, tra la fine del IV secolo e la prima metà del III secolo a.C. Epoca alla quale ci riporta anche la decorazione sovraccarica del bordo a raggiera.
L'immagine, nel suo complesso, è caratterizzata infatti da una forte tendenza all'horror vacui (volontà di riempire ogni spazio vuoto con la figurazione e le decorazioni), tipica dell'arte degli italici, che tanta parte ha avuto nella formazione del linguaggio artistico romano-repubblicano, soprattutto nelle Colonie.

Ermanno A. Arslan
BIBLIOGRAFIA

Per un'approfondimento bibliografico si rimanda alla trattazione di A.Prosdocimi, Le religioni degli italici, in Italia, omnium terrarum parens, Milano 1989, pp.477-545. In particolare si segnala la fig.334, con la stele realizzata con la medesima matrice, e le pp.537-539, relative alle "iovile (diovile) capuane".
Per le stele cfr. A.Franchi De Bellis, Le iovile capuane, Firenze 1981 (abbreviato FDB)

Museo Civico "Carlo Verri"
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Prima edizione: 25 novembre 2004