Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
La parrocchia di Biassono negli anni della Repubblica Cisalpina
Avviso di ricerca per nuovo Parroco a Biassono 1801 - Milano primo pratile anno IX Repubblicano
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L'espropriazione dei beni del clero

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Fig. 1 Paolo Veronese, Nozze di Cana, 1562-1563
Nel campo di quelli che oggi noi chiamiamo Beni Culturali, Napoleone mette in pratica una profonda e sistematica spoliazione del patrimonio storico-artistico degli Stati sottomessi, sottraendo moltissime opere d'arte dai loro luoghi d'origine, chiese e monasteri in primo luogo, ma anche ricche collezioni private. Le opere vengono collocate in prima istanza nel palazzo parigino del Louvre, dove il 10 agosto del 1793 era stato inaugurato, a scopo propagandistico, il Museo Nazionale o Museo della Repubblica: accanto alle già numerose bellezze artistiche ricavate dagli espropri seguiti alla nazionalizzazione dei beni della Corona e del clero francesi, in quello che sarebbe poi diventato il Museo del Louvre, iniziano a confluire, a partire dal 1794, anno di inizio delle campagne militari di Napoleone, capolavori da tutta Europa. Nel 1796 è la volta degli Stati italiani: Napoleone e il suo esercito portano via dalla penisola più di cinquecento opere, il cui allontanamento viene legittimato da numerosi armistizi, in quanto parte integrante del bottino di guerra. A selezionare i capolavori da portare in Francia vengono chiamati una serie di specialisti, guidati dal barone Dominique Vivant Denon, i quali seguono l'esercito napoleonico nel corso di tutte le sue campagne militari.

All'indomani della sconfitta del Bonaparte a Waterloo, il 18 giugno del 1815, gli Stati che avevano subito i cosiddetti furti d'arte, iniziano a reclamare la restituzione dei capolavori ingiustamente sottratti, attraverso l'invio a Parigi di appositi commissari: nota è la partecipazione in rappresentanza dello Stato Pontificio dello scultore neoclassico Antonio Canova. Dei 506 dipinti italiani trafugati, solo 258 vengono restituiti, gli altri, soprattutto quelli di grandi dimensioni, il cui spostamento sarebbe risultato troppo rischioso, si trovano ancora oggi in Francia. Pensiamo ad esempio al meraviglioso quadro raffigurante le Nozze di Cana di Paolo Veronese, già nel refettorio del convento annesso alla veneziana chiesa di San Giorgio, opera di Andrea Palladio, o alla Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna, splendido ex voto eseguito nel 1496 su commissione dell'allora signore di Mantova Francesco II Gonzaga, in occasione del suo trionfo nella battaglia di Fornovo.

Per quanto riguarda il Ritratto di dama in un paesaggio, più comunemente conosciuto come La Gioconda, eseguito da Leonardo da Vinci tra il 1505 circa e il 1516, occorre smentire la notizia, diffusasi soprattutto in concomitanza col furto del quadro avvenuto nel 1911 da parte di uno ex impiegato del museo parigino, l'italiano Vincenzo Peruggia, che lo vuole ingiustamente trafugato da Napoleone nel corso delle sue campagne militari in Italia e quindi simbolo delle restituzioni mancate. All'epoca delle spoliazioni, infatti, il quadro si trovava già in Francia, dove era giunto per volere del suo stesso artefice che l'aveva portato con sé alla corte di Francesco I, mecenate dell’artista dal 1517 al 1519, anno della sua scomparsa.

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Fig. 2 Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1495-1496
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Fig. 3 Leonardo Da Vinci, Ritratto di dama in un paesaggio (La Gioconda), 1505 ca-1516

Bibliografia: Giulio Bora, Gianfranco Fiaccadori, Antonello Negri, Alessandro Nova, I luoghi dell'arte, storia opere percorsi, Electa Bruno Mondadori, Milano, 2003.

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