Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
La parrocchia di Biassono negli anni della Repubblica Cisalpina
Avviso di ricerca per nuovo Parroco a Biassono 1801 - Milano primo pratile anno IX Repubblicano
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Il contesto storico

Napoleone
Jacques-Louis David, Napoleone al passo del Gran San Bernardo, 1800-1801
Dal 1792 al 1815 l'Europa è dilaniata dalla guerra: la neonata Francia rivoluzionaria si trova a dover contrastare gli attacchi delle potenze straniere che mal sopportano la sua esistenza. Grazie alla leva di massa, lo Stato francese riesce a creare un esercito formidabile che da difensore della Rivoluzione diventa in poco tempo un vero e proprio strumento di conquista, più o meno mascherato da proclami di civilizzazione nei confronti degli altri Stati. In un primo momento infatti le conquiste armate francesi paiono moderni laboratori politici di progresso giuridico e civile, animati da una nuova concezione laica dello Stato, nonché simbolo di quelle idee di nazione e di diritto dei popoli all'autogoverno che già si stavano diffondendo in tutta Europa. Col passare del tempo però esse finiscono per rivelarsi niente di più che veri e propri domini territoriali: nascono le cosiddette Repubbliche Sorelle, una serie di Stati formalmente autonomi, ma di fatto soggetti al controllo francese e quindi caratterizzati da una sorta di sovranità dimezzata. Da questi domini la Francia ricava numerosi vantaggi economici, in primo luogo attraverso il controllo del gettito fiscale e successivamente con l'espropriazione dei beni del clero.

Questa situazione si esprime molto bene in Italia: tra il 1796 e il 1797 la penisola è infatti teatro di numerose campagne militari che vedono come protagonista il giovane, ma agguerrito generale di origine corsa, Napoleone Bonaparte.
Dopo aver battuto gli austriaci in ritirata presso il ponte di Lodi il 10 maggio del 1796, il 15 dello stesso mese Bonaparte entra vittorioso a Milano e, col Trattato di Campoformio dell’ottobre del 1797, non esita a prendere accordi con i nemici appena sconfitti, cedendo al dominio asburgico il Veneto in cambio del riconoscimento della Repubblica Cisalpina.

La prima Repubblica fondata da Napoleone in Italia nell'autunno del 1796 è quella Cispadana in Emilia, dove sventola per la prima volta il Tricolore, seguita poi dalla lombarda Repubblica Transpadana. Nell'estate del 1797 i due territori si fondono dando vita alla Repubblica Cisalpina. Come le altre Repubbliche Sorelle, anche quella Cisalpina rappresenta in origine una grande speranza per i seguaci italiani della Rivoluzione, che come in Francia anche qui vengono chiamati giacobini, salvo poi disattendere tutte le promesse e trasformarsi in una cocente delusione: essa infatti non avrà mai esistenza autonoma rispetto alla madrepatria e nei posti chiavi della Repubblica Napoleone collocherà prudentemente gli uomini politici a lui più sottomessi, schiacciando in questo modo qualsiasi forma di entusiasmo patriottico e andando verso un processo di razionalizzazione coatta della politica e della società italiane.
Napoleone
Jacques-Louis David, L'incoronazione di Napoleone, 1805-1807

I successi di Napoleone rendono la sua presenza nella penisola politicamente ingombrante, tanto che il governo francese, chiamato in quegli anni Direttorio, decide di inviarlo in Egitto a contrastare gli interessi inglesi. Richiamato in patria per sconfiggere una rinnovata coalizione antifrancese, con un repentino colpo di Stato, il Bonaparte pone di fatto fine alla Rivoluzione, ponendosi a capo di un Consolato composto da soli tre membri. Con l’emanazione di una nuova Costituzione fortemente conservatrice, la nuova forma di governo viene ufficialmente sancita. Nel maggio del 1804 Napoleone si fa nominare imperatore dei francesi dal Senato, mentre nel dicembre dello stesso anno il papa lo incorona solennemente presso la cattedrale parigina di Notre Dame.

Dopo la proclamazione dell'Impero, nel 1805 la Repubblica Cisalpina diventa Regno d'Italia, un’entità territoriale alla quale nel giro di pochi anni vengono annessi il Piemonte, la Repubblica ligure, il Veneto, il Regno d'Etruria, gli Stati Pontifici, il Trentino, Trieste e parte delle Province illiriche. La guida del Regno, che cesserà di esistere nel 1814 con la fine del periodo napoleonico, viene affidata a Eugenio Beauharnais, figliastro di Napoleone.
Marat
Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793

La scristianizzazione dell'Europa

I rapporti tra la Rivoluzione francese e la Chiesa di Roma cominciano a guastarsi fin dall'inizio, quando la religione cattolica perde il suo primato spirituale e la libertà di culto viene garantita anche a protestanti ed ebrei.
La dipendenza delle istituzioni religiose dalla politica diventa un principio cardine nei rapporti fra Stato e Chiesa, rapporti regolamentati dalla cosiddetta Costituzione civile del clero approvata nel luglio del 1790: la Francia rivoluzionaria non esita a espropriare i beni ecclesiastici che vengono utilizzati per pagare il debito accumulato dal Paese, mentre gli uomini di Chiesa diventano funzionari pubblici, stipendiati e sottoposti a giuramento. Gli ecclesiastici che accettano le regole imposte loro dallo Stato vanno a far parte del cosiddetto clero costituzionale, mentre i ribelli, appoggiati da Roma, finiscono nel clero refrattario, perdendo così la titolarità degli edifici ecclesiastici.
Tra l'autunno del 1793 e la primavera del 1794 viene messa in atto una vera e propria campagna di scristianizzazione, alimentata dall'ala più estremista del movimento rivoluzionario: le chiese vengono chiuse, gli arredi sacri venduti, la campane fuse per ricavarne bronzo per i cannoni e i cimiteri profanati.
Di pari passo lo Stato francese tenta di sostituire il cattolicesimo con il culto della Ragione. A tal proposito vengono organizzate feste civiche e i martiri della libertà, come ad esempio Marat, iniziano a essere venerati come santi.

La ricerca di un nuovo parroco per Biassono

Anche la parrocchia di Biassono, in quanto parte integrante della Repubblica Cisalpina prima e del Regno d’Italia poi, risente delle modifiche apportare in quegli anni nei rapporti tra Stato e Chiesa.

Grazie ad alcuni documenti, da mettersi in relazione gli uni con gli altri e conservati all'interno del nostro Museo, è stato possibile ricostruire le vicende, datate all'inizio del XIX secolo e legate alla ricerca di un nuovo parroco per l'allora vacante sede di Biassono.
fig. 1
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Il 21 maggio del 1801, il 1° pratile dell’anno IX stando al nuovo calendario rivoluzionario:

"l’Amministrazione Dipartimentale d’Olona dietro l’autorizzazione del Ministro dell’Interno rende pubblica nel suo Dipartimento la vacanza della Parrocchia di Biassono Pieve di Desio(fig. 1)

La ricerca di un nuovo parroco precede la scomparsa dell’allora prete in carica Francesco Perego, il quale, stando ad alcuni documenti conservati all’interno dell’Archivio Parrocchiale di Biassono, verrà a mancare l’11 maggio del 1802, all’età di 73 anni. È ipotizzabile quindi che prima della data di pubblicazione del bando, il Perego avesse già espresso il desiderio di abbandonare l’incarico perché impossibilitato a proseguire a causa di una malattia o semplicemente dell’età avanzata.
I pretendenti alla vacante sede parrocchiale avrebbero dovuto:

"presentare nel termine di tre decadi al Ministro suddetto li certificati prescritti dalla Legge 13. Vendemmiale anno VI”.

Tra i certificati in questione rientra sicuramente il Certificato di Civismo necessario per ottenere la cosiddetta Carta di eleggibilità che avrebbe permesso ai sacerdoti di partecipare al bando. Da questo dato intuiamo quanto stretto fosse in quegli anni il controllo delle istituzioni politiche sugli affari ecclesiastici: qualsiasi prete infatti prima di candidarsi all'assunzione di un incarico ufficiale doveva necessariamente ottenere il lasciapassare del Ministro dell'Interno, essendo, innanzi tutto, un dipendente dello Stato.

Ancora prima della pubblica affissione del bando e più precisamente il 24 fiorile dell'anno IX, ovvero il 14 maggio 1801, il cittadino sacerdote Giuseppe Monti ottiene il rilascio del Certificato di Civismo. Molto probabilmente la voce che a Biassono si fosse alla ricerca di un nuovo parroco era già cosa diffusa e il clero dei paesi limitrofi era già stato debitamente informato.
fig. 2
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All’epoca dell’uscita del bando il Monti era infatti coadiutore in Monza. Tuttavia può anche darsi che il sacerdote si fosse già munito dell'indispensabile Certificato sulla scia della pubblicazione di un bando per l'ottenimento del medesimo incarico, ma presso un'altra parrocchia.
Il Certificato di Civismo viene rilasciato al sacerdote dal Ministro della Giustizia e Polizia Generale in quanto:

"ha dato prove non equivoche di attaccamento alla Repubblica”.(fig. 2)

Questo attaccamento alla Repubblica deve consistere nella pratica di giuramento alla medesima, pratica alla quale ogni sacerdote era obbligato ad attenersi. Il Monti rientra quindi in quella parte di clero chiamato costituzionale poiché fedele ai principi della Rivoluzione.

Il documento con la richiesta da parte del sacerdote del Certificato di Civismo non è conservato in Museo, dove si trova invece quello con la richiesta della Carta di eleggibilità, anch'essa necessaria per l'ottenimento dell'incarico di parroco (fig. 3). Questa richiesta non è datata, ma in compenso lo è l'attestazione di rilascio della suddetta che risale al 4 messidoro dell'anno IX, il nostro 23 giugno 1801 (fig. 4). Nel frattempo tuttavia, il 29 pratile, ovvero il 18 giugno, l'Amministrazione dipartimentale d'Olona, dopo aver ricevuto il Certificato di Civismo del Monti, aveva già dichiarato che, in merito alla richiesta di diventare parroco di Biassono avanzata dal sacerdote:

"non ha alcuna eccezione da fare al medesimo".(fig. 5)

Tra i documenti appena analizzati, troviamo l'accettazione di un'altra richiesta per il ruolo di parroco alla vacante sede di Biassono, sempre data al 23 giugno del 1801. Il richiedente è questa volta il cittadino sacerdote Aquilino Dognoni (fig. 6).

fig. 3
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fig. 4
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fig. 5
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fig. 6
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Nessuno dei due preti, di cui si attesta la domanda di partecipazione al bando, ottiene tuttavia l'incarico: stando ad alcuni documenti conservati nell'Archivio della Parrocchia di Biassono, la scelta ricadrà su di un certo "Biaggio Galbiati", nativo di Dorella, frazione di Ornago, che assumerà l'incarico l'11 novembre del 1802, qualche mese dopo la scomparsa di Francesco Perego. Il sacerdote in questione ricoprirà il ruolo di parroco di Biassono fino all'11 aprile del 1845, probabile anno della sua scomparsa e quindi ancora per molti anni dopo la fine dell'Impero napoleonico.

Bibliografia: Adriano Prosperi, Paolo Viola, Storia del mondo moderno e contemporaneo, dall'assolutismo alla Rivoluzione francese, Einaudi Scuola, Milano, 2004.

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