Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Lettera di Federico Mosca
Tobruch 23 ottobre 1941
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Federico Mosca – Battaglia di Tobruch
(3 agosto 1913 – 28 ottobre 1941)

Tobruch 23.10.1941

Carissimo cugino Carlo,
giuntami la tua gentile subito con premura rispondo.
Con tanta gioia apprendo che la vostra salute è ottima, così posso assicurarvi alla medesima di me.
Sono proprio molto contento che mi hai motivato dello zio Pasquale e che si trova in guarigione questo mi fa molto piacere.

Carissimo Carlo, nulla temo sulla mia situazione, malgrado le sofferenze, le privazioni, la sabbia infuocata di questo deserto marmorico, le notti lunghe sempre in attesa di aprire il fuoco, il morale è più che elevato, nulla saprà togliere al soldato italiano quella tenacia con cui combatte.
Perchè sa che un giorno non lontano la nostra Patria sarà vittoriosa e con questo la civiltà romana si estenderà in tutto il mondo, ridonerà ai popoli che finora furono schiavi d'Inghilterra, la loro libertà.

Federico Mosca
Caro Carlo, in questi giorni una battaglia accanita si dovette sostenere mettendo il nemico in silenzio, restringendo il cerchio moltissimo. Anche questa volta la nostra cara Mamma Celeste mi portò vittorioso e salvo nella speranza che prima che ti giunga questa mia le nostre armi saranno vittoriose per la presa di Tobruch. Come vedi il mio morale è più che elevato, in questo momento la mia salute brilla, come spero di voi tutti in famiglia.

Senti Carlo non potrai mai concepire cosa vuol dire terra infuocata di sabbia, quanto più il ghibli che soffia sotto il sole cocente, sei mesi fin che mi trovo in linea sempre di fronte al nemico anglosassone, eppure Carlo mio affronto con serenità pur di compiere il mio dovere, che finora Iddio mi ha dato forza e coraggio e salute più che buona.

Non lascerei più la penna per raccontarti tutto ciò, bensì il tempo non mi è tanto favorevole.
A nome mio saluti infiniti tutti in famiglia e termino lasciando a te sinceri saluti di ogni bene sempre ti ricordo te e famiglia.
Tuo aff.mo cugino Federico.

Guarda che ti metto una mia foto sperando che ti sarà gradita.
Un saluto e una stretta di mano. Ciao.
Sono diventato un vero africano sono irriconoscibile.
Federico Mosca
Federico Mosca
Federico Mosca
Federico Mosca

Queste furono le ultime notizie di Federico Mosca, caduto in battaglia il 28 ottobre 1941.

Noi vogliamo onorare la sua memoria raccontandone la storia, quella di un ragazzo laborioso nato a Biassono il 3 agosto 1913 e chiamato alle armi sul finire del 1939.
Ai suoi resti, rientrati in Italia il 25 luglio 1972, tutto il paese volle rendere omaggio attraverso una toccante cerimonia militare.
In marcia, lungo le vie di Biassono, due file di soldati portarono verso il cimitero i feretri di Federico Mosca e Arturo Riboldi. La sosta fu d'obbligo al monumento dei caduti dove, tra la commozione di tutti, venne intonato Il Silenzio e dedicato loro l'alzabandiera.

Federico è il primo di 11 figli. La sorella Teresa, la più piccola, ci racconta che per lei il fratello era come un padre, poiché il duro lavoro nei campi e con gli animali faceva rimanere papà Silvio fuori casa per tutta la giornata. Per questo Federico si faceva carico di tutte le piccole e grandi incombenze di casa appena rientrato dalla giornata lavorativa in Falk, trovando il tempo anche di portare in bicicletta la sorellina a comprare le caramelle.
Un ragazzo giudizioso, devoto alla Madonna di Pompei, che alla domenica si svegliava di buon ora per aiutare il padre ad accudire il bestiame.

La chiamata al fronte fu improvvisa, e strappò Federico alla sua vita quotidiana e all'imminente matrimonio, programmato per i giorni successivi con una ragazza di Correzzana.

La vita durante la guerra.

Furono anni duri, sia per i soldati al fronte sia per le famiglie, costrette ad attendere notizie dai propri cari e al contempo ad affrontare cambiamenti repentini.

Teresa aveva 7 anni quando vede il fratello partire. I suoi ricordi della vita al tempo del secondo conflitto mondiale ci permettono di ricostruire uno stralcio della Storia vissuta in Brianza.
La famiglia Mosca, ci racconta, si ritiene ad oggi fortunata, poiché lavorando nei campi il cibo non mancò mai. Patate quarantine e frumento assicuravano il sostentamento anche in mancanza della tessera del pane. La sera, infatti, con il macina caffè venivano triturati i chicchi di mais per poter fare il pane giallo da cuocere nel camino.
Ogni anno, inoltre, si uccidevano a dicembre due maiali in modo da ottenerne salami per l'intero anno.

La guerra non portò solo povertà e ristrettezze economiche. Furono anni di terrore, di paura per i bombardamenti e i rastrellamenti dei tedeschi.
La signora Teresa ci dice che la famiglia si “rifugiava” sotto i covoni di paglia e che nascose un parente dalla furia delle SS in un sottoscala.
Storie di vita vissuta, comuni a molte delle famiglie italiane durante entrambe le guerre mondiali. Ricordi importanti, che vogliamo tramandare anche alle generazioni future, per non dimenticare tutti coloro che diedero la vita per servire il proprio Paese.

Federico, dal fronte, si premurava di mandare a casa sue notizie scrivendo lettere mensilmente, indirizzate al parroco del paese.
Parole di conforto per quanti lo aspettavano tra le mura domestiche e di speranza per esiti vittoriosi.

Il 4 novembre del 1941, mentre la famiglia Mosca si prepara per le celebrazioni dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, il Podestà comunica loro il ferimento dei figlio Federico, in realtà caduto in battaglia. Nonostante il tentativo del primo cittadino di edulcorare la triste notizia, i famigliari comprendono la reale situazione.

Da quel momento mamma Maria, che conserva gelosamente le lettere inviate dal figlio, inizia a rileggerle ogni sera sotto un lume, in ginocchio sul tavolo, tanto da consumarle e farle ricopiare alla figlia per mantenerne vivo il ricordo.

Concludiamo con un aneddoto che Teresa ci racconta più volte nel corso della nostra chiacchierata, legato al giorno della partenza per il fronte di Federico. A quel giorno che non volle salutare con affetto il fratello, vergognandosi di essere vista da tutti i presenti. Oggi ripensa a quell'istante con tenerezza, quasi rimproverandosi di aver avuto quel pudore e non aver più potuto riabbracciarlo.

Inquadramento storico

Tobruch 1941
Per quanto la campagna di Tobruch sia avvenuta a centinaia di chilometri di distanza dagli avvenimenti più conosciuti e più importanti della seconda guerra mondiale, essa non è da sottovalutare né da sminuire.
Tobruch (Tobruq o Tobruk in inglese) è una città (4000 abitanti) della Libia nord-orientale, nella provincia di Derna. È il centro principale della Marmarica, posto in buona posizione strategica sulla via litoranea e sull'unica baia protetta da un lungo tratto di costa.
Il 4 ottobre 1911 fu occupata dagli italiani, che trasformarono il modesto villaggio in un porto militare di primaria importanza nel più delicato settore della colonia e ne fecero la cittadina più vivace della Marmarica.
Nel corso della seconda guerra mondiale, invece, dopo aver incontrato ben poca resistenza, le truppe italiane, numerose ma piuttosto sfornite di mezzi motorizzati e meccanizzati, si diressero verso est fino a Sidi Barrani a circa 100 km oltre il confine egiziano. Da qui, furono costretti a ripiegare di fronte alla potente controffensiva delle forze britanniche, e a chiedere più volte l'intervento degli alleati tedeschi al fine di mantenere saldo il proprio avamposto.
Questi ultimi, sebbene nutrissero forte diffidenza nei confronti dei soldati italiani, ritennero che sarebbe stato efficace inviare le proprie truppe in Libia. Hitler, fatta eseguire una ricognizione durante lo stallo venutosi a creare negli ultimi mesi del 1940, scrisse a Mussolini comunicandogli che, al momento, non gli avrebbe inviato gli aiuti richiesti ma che avrebbe aspettato che i suoi uomini sfondassero le linee a Marsa Matruh.
Dopo una strenua difesa da parte delle truppe italiane, Tobruch fu conquistata il 22 gennaio 1941 dalle colonne corazzate anglo-australiane appoggiate da forze aeree, che ebbero facilmente ragione delle artiglierie antiaeree montate sull'incrociatore San Giorgio. La città rimase saldamente nelle mani delle truppe britanniche, anche dopo la prima offensiva per la riconquista della Cirenaica combattuta dall'aprile al dicembre 1941 e guidata dal generale Rommel.
Il 21 giugno 1942, però, nella seconda offensiva, la Volpe del Deserto riuscì a riconquistare la città catturando 25000 soldati del Commonwealth e un'ingente quantità di materiale bellico.
Tobruch fu infine ripresa dalle truppe britanniche il 13 novembre 1942 nell'ultima offensiva, iniziata con la vittoria di El-Alamein.
(Enciclopedia Universo – De Agostini, pag. 138 )
Arturo Riboldi

Curiosità

Siamo rimasti colpiti dall'italiano utilizzato nella lettera. Più forbito e impostato rispetto all'evoluzione attuale della lingua. Siamo ancora in un periodo in cui l'italiano scritto e quello parlato seguivano regole diverse.

Arturo Riboldi

Nato a Biassono il 10 ottobre 1920 morto a Tobruch il 12 novembre 1941, un mese dopo Federico compagno d'arme e di sventura.
Come Federico avrà lasciato tracce del suo passaggio?


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