
Sulla sinistra le case demolite |
L’edificio è il primo caseggiato per abitazioni
popolari costruito a Biassono, all’indomani della promulgazione della
Legge del 27 febbraio 1908 sulle Case Popolari.
Per procedere alla costruzione venne subito costituita da cittadini biassonesi
la Società Anonima Cooperativa Edificatrice Briantea, in data 7 novembre
1909. Animatori dell’impresa furono Paolo Perego e Luigi Schiatti, che
fu il primo presidente della SACEB.
Due giorni dopo (9 novembre 1909) venne fatta la determina per l’acquisto
del terreno, detto IL RONCHETTO, di proprietà sino ad allora dei Verri.
Fu la Marchesa Sofia Sormani Andreani Verri, maritata Faà di Bruno, a
venderlo alla Società per 9.480 lire, come da rogito siglato in data 5
gennaio 1910.
Il bel progetto venne redatto dall’ing. Giuseppe Pirola di Monza e prevedeva
100 locali, con magazzino e panificio interno.
L’edificio venne quindi costruito a partire dal dicembre 1912, quando
il Comune rilascio’ la Concessione edilizia.
Costo’ 110.000£. pagate in parte (£50.000) con un mutuo di 35 anni della
Cariplo.
Fra 1927 e 1928 venne in parte rinnovato, ponendo tra l’altro sul sottotetto
una vasca per la distribuzione dell’acqua potabile al paese, prelevata
con pompa elettrica dal pozzo posto nella villa Verri.
Dichiarazione: "Di fronte alla prossima demolizione non può non
emergere un profondo rammarico. L’edificio è ancora in buono stato, se
non ottimo, nonostante il progressivo allontanamento dei suoi abitanti,
e poteva e doveva essere recuperato. Ha fatto e fa parte dell’immagine
consolidata dell’ingresso al centro storico. E’ documento della capacità
imprenditoriale, della tenacia e della solidarietà sociale dei Biassonesi
di inizio secolo (i nonni dei Biassonesi di oggi) e parla discretamente
ma con perizia un linguaggio architettonico fatto di accenni ad un liberty
sobrio e funzionale. Questa iniziativa di sostituzione di un tessuto cittadino
di qualità non fa che distruggere un altro tassello di radici e renderà
Biassono un po’ piu’ simile e indistinguibile da tanti altri comuni della
Brianza (e’ dunque questa la capacità di progettare e costruire la modernita’,
la contemporaneita’?). Qualcuno ne avrà tratto profitto (lo stesso profitto
che avrebbe tratto, parola di tecnico, avviando una ristrutturazione),
ma tutti avremo perso per sempre un pezzo di identità. Concludo con amarezza
che ogni giorno che passa mi domando se sia giusto (moralmente. eticamente
giusto) spendere tante risorse in un museo di cultura popolare come il
Carlo Verri di Biassono, se poi la comunità non è in grado di presidiare
le proprie risorse. Il GRAL ha preparato in questi mesi una guida storica
di Biassono, articolata sulle principali testimonianze di importanza storica:
dovevano essere venti, con l’edificio dell’ingegner Pirola. Saranno diciannove.
Spero solo questa perdita serva a far discutere”.
Milano, 28 gennaio 2000
Arch. Gianfranco Pertot