Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Scavo di Cascina Sant Andrea
Biassono MI - 1975-1979, 1980-1983
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Relazione di scavo - di Liliana Sanvito

Cisterna romanaAlla fine del Luglio 1974, il G.R.A.L. (Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro), che agiva nella zona nord-est di Milano, guidato dal Prof. Alberico Lopiccoli, Ispettore Onorario della Soprintendenza alle Antichità della Lombardia, riuscì a salvare in extremis un edificio di età romana dalla sistematica distruzione che una impresa edile effettuava in un terreno a Biassono (Milano), in località Cascina Sant Andrea, durante i lavori di sterro per la costruzione di una serie di palazzine e della nuova scuola elementare.

La tempestiva segnalazione permise alla Soprintendenza di intervenire ottenendo che l'impresa costruttrice modificasse il progetto in modo che le strutture romane si salvassero. Si trattava di una cisterna romana, databile approssimativamente al II sec. d.C. La bella struttura, in conglomerato e laterizi, consiste in una camera sotterranea, nella quale si scende tramite un cunicolo e un pozzo. Essa presenta ancora i resti di una prima volta in grandi mattoni ed una seconda, di copertura alla prima. Le dimensioni sono di m.2.80 di larghezza, di m. 2.80 nel punto di massima altezza, m. di 7.15 di lunghezza; il cunicolo misura m. 9 di lunghezza, m. 3.30 di altezza, m. 0.90 di larghezza. Al suo interno e nelle sue immediate vicinanze sono stati rinvenuti numerosi frammenti di olle, patere, anfore, tegole e coppi.
Una cisterna di queste dimensioni testimoniava la presenza di una villa romana. Si procedette quindi ad una indagine sul terreno adiacente, che, fortunatamente, era libero e di proprietà del Comune. Questa indagine ha permesso di recuperare altri numerosi frammenti di tegole romane, di coccio-pesto, mattoni circolari per colonnine di sostegno ai pavimenti dei vani riscaldati. Qualche tomba del XVII sec. (come documentato da una moneta di Filippo II di Spagna), certamente apparteneva ad un antico monastero che sorgeva nelle immediate vicinanze.
La Villa, in base soprattutto alle monete e alla ceramica ritrovata, visse dall'età augustea (inizi I secolo d.C.) all'inizio del VI secolo d.C. Venne probabilmente abbandonata nel difficile periodo della guerra tra Ostrogoti e Bizantini (VI secolo).
Le classi ceramiche rappresentate documentano l'intero arco cronologico della vita della Villa: si hanno ceramiche aretine e italiche (con bolli in planta pedis, con il nome del fabbricante), sigillata chiara africana (importata dall'attuale Tunisia), lucerne, monete, ecc. Di grande importanza è un laterizio con incisa, prima della cottura, una elegante figura frontale ammantata, di IV-V secolo d.C. Di grande eleganza è uno spillone in osso, con la testa configurata a matrona romana con una elaborata pettinatura, di III-IV secolo d.C.
Altri materiali (vetri, fibule, anelli, frammenti di cornici in bronzo, lastre in marmo, tubuli termali ecc.) testimoniano il lusso dell'edificio e la qualità della vita di chi ci abitava. Vi dovevano vivere importanti personaggi del tempo, forse dalla vicina Monza (Modicia) o dalla non lontana Milano (Mediolanum).

RipostiglioIl recupero più importante avvenuto durante questa indagine, nel 1975, fu quello di un ripostiglio di 2234 monete in bronzo e 5 in argento.
L'intero quantitativo delle monete, rinvenuto a soli cm. 35 dal manto erboso, formava un unico blocco, dando la precisa idea che le monete fossero chiuse in un sacco, con il tempo decomposto e sparito. Ricostruendo gli avvenimenti storici dell'epoca, si ricorda come le popolazioni della zona siano state sottoposte, nel III sec., alle incursioni di popoli barbari. Il tesoro può essere stato sotterrato in fretta in una di queste occasioni, nel giardino della villa, accanto ad un punto di riferimento.

La moneta più antica è di Ottaviano, non ancora divenuto Augusto Imperatore (40-39 a.C.), la più recente è di Mariniana, moglie dell'Imperatore Valeriano (256 d.C.).
Indipendentemente da quanto il ripostiglio ci rivela dal punto di vista economico, in esso abbiamo una formidabile galleria di ritratti imperiali.
Per 250 anni possiamo seguire, praticamente senza interruzione, la storia romana attraverso il volto dell'imperatore in carica e di quanti avevano il diritto a figurare sulle monete (moglie, figli destinati alla successione, madri, personaggi associati al trono, gli stessi imperatori divinizzati dopo la morte).
Si trattava del più importante messaggio che il potere affidava alla moneta perché venisse letto quotidianamente.
Allora infatti non esisteva la fotografia e l'effigie monetale era l'unico mezzo per far conoscere il volto dell'imperatore anche a chi non frequentava la città, dove vi erano sue statue e dipinti.

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