Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Scavo località sant'Agata
Gera Lario CO - 1999
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Indice scaviRelazione scavo 1998

Relazione delle indagini stratigrafiche svolte a Gera Lario località S.Agata (CO) nelle particelle 1b-lc E 43 - di Nadia Colombi

Successivamente alle indagini geofisiche ed alle campagne di scavo del 1997 e 1998, i lavori sono proseguiti nell'Area B al fine di mettere in luce l'intero edificio romanico ed indagare le strutture più antiche sottostanti.
Con la direzione del Civico Museo Archeologico di Milano diretto dal Dott. E. Arslan e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Lombardia nella persona dell'Ispettore di zona Dott.ssa D. Caporusso, coadiuvati dai volontari del Museo di Biassono (MI), i lavori sono stati svolti tra il mese di novembre e di dicembre 1999.

Durante le tre campagne di scavo (1997-1998 e 1999) svolte nel Comune dl Gera Lario in località S.Agata, sono emersi dati significativi circa le vicende storiche che hanno interessato la zona a partire dall'età romana. Le indagini sono state svolte in due aree denominate rispettivamente A e B; nell'Area A sono stati individuati depositi di origine naturale legati a sedimentazioni in ambiente fluviale ed in ambiente lacustre-palustre con rimaneggiamento di materiali di età romana (sponda lacustre).
Nell'area B si sono identificati i resti della Chiesa Arcipretale di S.Stefano di Olonio, abbendonata nel 1444 e costruita al di sopra di strutture più antiche.
Infatti, le prime tracce di frequentazione risalgono all'età tardoantica (fase 1), testimoniata dal ritrovamento di frammenti ceramici tardo romani del Saggio 1 e da due monete (un follis della Zecca di Roma del 337-340 d.C. ed una moneta dimezzata intenzionalmente del 348-355 d.C.) ritrovate nei depositi alluvionali.
A questa fase appartiene anche un muro disposto circa est ovest e conservato per 7.7 m di lunghezza, 65 cm di larghezza e 125 cm di altezza, privo di livelli d'uso databili.
In assenza di elementi datanti, a questa fase si attribuisce anche la struttura interpretata come muro di contenirnento, disposto nord-sud ed osservato per circa 9 m di lunghezza a sud della chiesa romanica.
In età paleocristiana (fase 2) si assiste alla costruzione di un edificio interpretato come sacello, orientato circa nord-sud a navata unica (interno lunghezza 7.2 m e larghezza 3.2 m) ed abside semicircolare (diametro interno 3.3. m, altezza dell'arco 80 cm) a sud.
Nella navata si è conservata parte della pavimentazione originale costituita da lastre di rocce scistose con la relativa preparazione in ciottoli.

Non è chiaro se i resti di muri e livelli d'uso individuati in alcuni saggi Sotto il pavimento della chiesa romanica siano da attribuire alla fase 1 o alla fase 2.
In età altomedievale (fase 3) si osserva il prolungamento dei muri del sacello verso nord per circa 12 m, cosicché l'edificio doveva raggiungere una lunghezza interna di circa 19 m; anche se non è stato individuato il muro di chiusura dell'ambiente verso nord, sono stati comunque rinvenuti resti di demolizione di edifici.
La pavimentazione in questo caso è rappresentata da lacerti di cocciopesto piuttosto scadente, senza tracce di preparazione.
A sud ovest del sacello è stato messo in luce un ambiente di forma rettangolare delimitato da due muri di 5.2 e 2.7 m di lunghezza, tagliati dall'edificio romanico successivo.

Il livello d'uso relativo è rappresentato dalla preparazione in malta di un pavimento in lastre quasi totalmente asportate.
Invece, l'edificio di età romanica (fase 4) inglobante il muro ovest del sacello paleocristiano, è costruito a navata unica lunga 30 m circa e larga 14 m; l'abside centrale ha forma quadrangolare (lato 6 m). mentre le absidi laterali di forma semicircolare hanno un diametro interno di 3 m con arco alto 1.4 m; il pavimento osservato nel saggio in corrispondenza dell'abside ovest è in malta di colore rosato.
I muri sono caratterizzati da paramenti esterni in blocchi di Calcare di Moltrasio ben squadrati ed equidimensionali (33x24x11 cm), legati da malta biancastra tenace.
In analogia con quanto rinvenuto all'Isola Comacina nella Chiesa di 5. Giovanni, si presuppone in questo periodo una chiesa a navata unica con soffitto ligneo e pareti lisce.
In un secondo momento si procede a costruire contrafforti o paraste, che suddividono lo spazio in cinque campate di 6 m di lato mediante l'inserimento di pilastri.
Ovunque, sono stati osservati diversi livelli di pavimento in cocciopesto sovrapposti, mentre nella navata centrale nel saggio III è stato trovato anche un pavimento in lastre di pietra.

Al centro dell'abside semicircolare della navata ovest è stato rinvenuto un pilastro di forma rettangolare (lx0.8x0.4 m) con il lato nord intonacato di rosso, per il posizionamento di un altare.
Anche nella navata centrale è stata messa in luce una struttura quddrarlgolare in pietre e malta di 2,8 m di lato, interpretabile come fondazione di una struttura (altare principale?) che è stata asportata. Alla fase 5 appartengono le asportazioni per il reimpiego dei materiali lapidei. nella nuova chiesa di Sorico, seguite dai crolli e dall'abbandono della zona che era soggetta a periodici alluvionamenti dell'Adda e del Mera.
È grazie alle alluvioni frequenti che si sono conservate fino ai giorni nostri le strutture descritte, coperte da un minimo di 23 cm fino a 2 in circa di sedimenti.
All'interno di questi sedimenti sono state rinvenute otto monete, importanti per dettagliare e confermare la cronologia dei dati raccolti. Una moneta soltanto proviene dai depositi di crollo (Denaro della Zecca di Milano (1447-1450), mentre tutte le altre sono state rinvenute all'interno dei depositi alluvionali:
  • Follis Zecca di Roma (337-340 d.C.)
  • Moneta dimezzata intenzionalmente Zecca incerta (348-355)
  • Moneta tipo protovandali Zecca dei Vandali (455-480)
  • Denaro scodellato Zecca di Mantova (1150-1256)
  • Obolino Zecca di Milano (fine XII-inizi XIII)
  • Denaro scodellato Zecca di Brescia (1186-1254?)
  • Mezzanino Zecca di Cremona (1220-1250)
  • Mezzano o mezzo denaro Zecca di Pavia (1250-1359)
  • Trillina Zecca di Milano (1466-1476)
  • Denaro Zecca di Milano (1466-1476)
  • Bissolo Zecca di Bellinzona (XVI sec.) La cronologia
delle monete che copre un periodo temporale di tredici secoli, indica che la zona è stata insediata dall'epoca romana all'età bassomedievale anche se non continuativamente, così come la provenienza delle monete stesse testimonia l'importanza strategica del sito come via di comunicazione.

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