Museo Civico "Carlo Verri" Biassono
Scavo di piazza Guglielmo Marconi
Vimercate MI - 1999
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Lo scavo di Piazza Marconi - Parte 2 - di Massimo Cunegatti

LA VIA DEL MERCATO
Le origini ed il nome della città di Vimercate vengono fatte risalire al "Vicus mercatusNota"; tuttavia gli storici si sono sempre chiesti dove si svolgesse il "mercato" e se la sua esistenza fosse vera o leggendaria. Lo scavo di Piazza Marconi ha dato importanti conferme in merito, regalando ai Vimercatesi un'interessante novità: dal terreno è emersa l'antica via che da sud entrava a Vimercate, costeggiata da insediamenti artigianali e commerciali.
Così, dopo tanti secoli, un gruppo di archeologi ha potuto camminare per qualche giorno sull'antica via del mercato facendo rivivere l'atmosfera del Vicus mercatus.
Lo scavo effettuato nel mese di Luglio aveva messo in luce la vasta necropoli situata in prossimità di Piazza Marconi; tuttavia erano già state individuati resti di carattere archeologico anche nella zona sud del cantiere. In quel punto il progetto prevedeva la realizzazione di box sotterranei che quindi avrebbe comportato la distruzione di ogni reperto.
Le tracce erano chiaramente visibili nel terreno sezionato, ad una profondità di circa un metro: in alcuni punti si poteva riconoscere uno strato regolare di ciottoli nel quale erano mescolate notevoli quantità di materiale ceramico frammentato, piccoli pezzi di bronzo fuso, alcuni oggetti in bronzo tra cui un anello ed alcune monete.

Scavo
Agli inizi di dicembre 1999 si sono svolti i lavori di sbancamento per preparare l'area di scavo. Con l'ausilio di una ruspa è stato rimosso uno strato di terreno fino alla profondità di circa un metro su un'estensione di circa 2000 mq.
L'area interessata era posta esattamente all'estremità sud del cantiere, delimitata a nord dall'edificio in costruzione e a sud dalla via S. Sofia. Dopo i lavori di sbancamento si presentava un quadro assai confuso dell'area: numerosissime tracce, costituite da cumuli di ciottoli, laterizi, vasellame e scorie di vario genere, si accavallavano in modo disordinato su tutta la zona.
La sensazione era di trovarsi di fronte a qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto a quanto scoperto nello scavo di giugno (necropoli); infatti la tipologia del materiale recuperato nelle fasi di sbancamento preliminare faceva escludere l'ipotesi che le tracce individuate potessero riferirsi ad una necropoli. Il vasellame trovato era abbastanza povero e di uso domestico; inoltre le ossa rinvenute erano di animali erbivori. Negli strati di ciottoli visibili nella sezione del terreno erano state recuperate monete di epoca tarda (IV-V sec.) e, soprattutto, piccoli frammenti di bronzo fuso informe.
Anche la relativa vicinanza della necropoli faceva scartare la possibilità di un insediamento di carattere abitativo, di norma separato nettamente dalle aree dedicate alla sepolture dei defunti.
La tipologia del materiale e la disposizione dei ritrovamenti avvalorava la convinzione di trovarsi di fronte ad un insediamento di carattere artigianale.
Su questa ipotesi di partenza è stato imperniato lo scavo archeologico iniziato il 17 gennaio 2000.

Le prime tracce: le fosse piene di detriti
All'inizio dei lavori l'area da perlustrare presentava tre zone abbastanza distinguibili: una, più ad est, con tracce sparse ben localizzabili; una centrale caratterizzata da una notevolissima quantità di ciottoli e detriti; infine una ad ovest, in gran parte sterile, ma con una piccola area verso sud ricchissima di reperti. Lo scavo è stato impostato partendo dalla zona est, per spostarsi poi verso il centro fino a terminare ad ovest.
La prima parte dello scavo nell'area ad est ha riguardato lo svuotamento di una serie di piccole fosse poco profonde sparse sul terreno e ricolme di materiale ceramico frammentato: pezzi di embrici e di mattoni ma, soprattutto, frammenti di vasi di uso domestico di vario genere e, in alcuni casi, di frammenti di argilla da "cannucciatoNota". In una di queste fosse è stata recuperata una splendida moneta celtica d'argento del tipo "RICOINota" del II sec. a.C. Successivamente gli archeologi hanno iniziato la pulitura di alcune strutture murarie dove hanno scoperto i resti di un piccolo ambiente rettangolare (di circa 1,60 mt x 2,50 mt), delimitato da una muratura in ciottoli dello spessore di circa 40 cm. Accanto ad esso sono state trovate due grandi fosse circolari; tutti erano completamente pieni di detriti. Dallo svuotamento delle due fosse è emerso un dato interessante: in origine, probabilmente, esse dovevano contenere un recipiente parzialmente interrato di cui è rimasta l'impronta nel terreno; forse si trattava di contenitori in materiale organico (legno) di cui non è rimasta alcuna traccia.

La cisterna
Una vera sorpresa è emersa dallo scavo dell'ambiente rettangolare: la rimozione del riempimento costituito soprattutto da frammenti di vasi ed embrici, ha messo in luce la struttura di una piccola cisterna. Pur nella sua semplicità, la cisterna era stata realizzata con una certa cura: le pareti laterali spesse circa 40 cm erano in ciottoli di fiume, costruite direttamente contro terra; il fondo presentava un vespaioNota sempre costituito da ciottoli; l'interno era stato intonacato con uno spesso strato di malta con cocciopestoNota.
La tecnologia costruttiva rimanda immediatamente alla cisterna romana trovata a Vimercate in via Giovanni XXIIINota.

La strada
Quasi contemporaneamente sono stati portati alla luce i resti di alcune strutture murarie quasi perfettamente allineate secondo l'asse nord-ovest/sud-est: questo tracciato murario sembrava che separasse la zona est, caratterizzata da un terreno limoso sterile nel quale erano state ricavate numerose fosse riempite di detriti, da quella centrale, ricchissima di ciottoli e frammenti di laterizi. La quantità e soprattutto la densità dello strato di pietre era tale da escludere una loro presenza casuale, ma la natura del manufatto era ancora difficile da interpretare. Tra le varie ipotesi avanzate al momento, si era pensato alla presenza di una fossa riempita di sassi a seguito di una bonifica del terreno.
Ma è bastata una prima pulitura superficiale dell'area per verificare che in realtà si trattava del selciato di una strada, largo mediamente circa 6 metri e perfettamente orientato secondo l'asse nord-sud.
Nonostante la scarsa profondità alla quale si trovava, il manto in ciottoli è apparso in buone condizioni, perfettamente leggibile anche se intaccato superficialmente dalle arature.
Per meglio comprendere la tecnologia costruttiva adottata nella costruzione della strada, gli archeologi hanno realizzato una piccola trincea che tagliava trasversalmente il selciato per tutta la sua larghezza fino alla profondità del terreno sterile. Questo saggio di scavo ha permesso di mettere in evidenza alcune interessanti caratteristiche tecniche della strada: lo "spessore" del manto stradale è risultato di circa 60 cm, di cui 30 cm di sottofondo (costituito da ghiaia, scorie, carbone, detriti e, forse, calce, cementati a formare uno strato solido e compatto) e 30 cm di grossi ciottoli di fiume. Scavando tra le pietre del selciato è stata ritrovata un'importante moneta: una siliquaNota d'argento coniata nella zecca di Roma sotto l'imperatore Onorio (imperatore d'Occidente dal 395 al 423).
Il ritrovamento della moneta tra le pietre della strada dimostra che all'epoca essa era utilizzata comunemente negli scambi commerciali. Probabilmente cadde dalla tasca di qualche mercante venuto al mercato del "Vicus" per fare affari. La presenza di intensi scambi commerciali attorno a questa strada è testimoniata ulteriormente dal ritrovamento complessivo di circa 12 monete di diversi periodi (dal II sec. a.C. al V sec. d.C.) tra le pietre del selciato o nelle immediate vicinanze.
Terminato il saggio di scavo della strada si è proceduto al suo smontaggio: con l'aiuto di un piccolo escavatore è stato rimosso il manto stradale e, con viva sorpresa, si è scoperto che il terreno su cui esso appoggiava non era completamente sterile ma disseminato di buche piene di carboni e scorie di fonderia. Non si è ancora capito a cosa servissero queste piccole fosse cilindriche; tuttavia la loro presenza testimonia che la strada faceva parte di un intervento successivo, forse riconducibile all'ultima fase di urbanizzazione dell'area. Ciò spiegherebbe il diverso orientamento della strada rispetto a tutte le altre strutture murarie circostanti.

La fonderia
L'ultima parte dello scavo ha riguardato il settore ovest dove, da una pulitura superficiale eseguita dagli archeologi, sono venute alla luce due strutture murarie assai vicine, forse appartenenti ad un unico complesso architettonico. In prossimità della strada è stato scoperto un ambiente circolare, del diametro interno di circa 1,70 mt, circondato da una muratura di ciottoli larga circa 40 cm.
Pochi metri più ad ovest è stato individuato lo spigolo di un edificio con adiacente un tratto di muratura (riferibile ad una fase precedente) parzialmente demolito.
Al suo esterno, verso nord, il rinvenimento di numerose piccole buche (forse buche da palo riempitesi, in seguito, di scorie) ha fatto pensare alla presenza, in passato, di una tettoia poggiante su pali in legno.
Al suo interno, invece, lo scavo ha messo in evidenza una grande fossa (profonda circa 1,40 mt) riempita con scorie, carboni e piccoli frammenti di bronzo fuso.
Da una prima analisi del materiale recuperato è molto probabile che l'edificio scoperto sia un'antica fonderia o fornace. Tuttavia sarà necessario effettuare un'accurata analisi delle numerose scorie recuperate per riuscire a capire che cosa venisse prodotto in questo insediamento artigianale.
Le aree adiacenti a quella interessata dallo scavo archeologico, ma non scavate poiché fuori dall'area di cantiere, hanno messo in evidenza nel terreno sezionato tracce di strade con andamento trasversale rispetto a quella principale. Ciò avvalora ulteriormente l'ipotesi che in quella zona sorgesse un vero e proprio borgo artigianale, con una piccola rete viaria interna. Inoltre, se si osserva l'andamento del fiume Molgora si può facilmente notare che, in quel punto, esso forma una profonda ansa verso ovest, avvicinandosi notevolmente alla zona dei ritrovamenti. L'acqua è sempre stato un elemento indispensabile non solo per la vita degli esseri umani ma anche per l'attività produttiva delle fabbriche. Un insediamento di carattere artigianale doveva essere costruito in prossimità di un corso d'acqua non solo per il rifornimento idrico, ma anche per la reperibilità di particolari materie prime: le anse dei fiumi spesso rivelavano giacimenti di sabbie ed argille fondamentali per la produzione di vetro e vasellame e, durante gli scavi nell'area di piazza Marconi, sono stati ritrovati ampi strati di argille e sabbie finissime.
I ritrovamenti effettuati nel corso della campagna di scavi del 2000 aprono importanti interrogativi nell'ambito dello studio della Vimercate romana: il rinvenimento della strada fornisce nuove indicazioni per la ricostruzione dell'assetto urbano dell'antica città; tuttavia c'è ancora da scoprire quali attività produttive e commerciali si svolgessero nell'ambito del "mercatus" e in che rapporti fosse quest'area col centro urbano posto più a nord.
Ma per meglio approfondire tutti questi argomenti e per cercare di dare una risposta agli interrogativi aperti, è necessario dei partire dall'analisi di tutti i ritrovamenti di reperti romani effettuati nel territori.

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