Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Archeologia A.1
Accetta di pietra verde levigata del periodo Neolitico Medio o Superiore
N° Inventario : A.1985.4.1
Dimensioni : lunghezza 71,5 mm, larghezza 40 mm, spessore 15 mm
Materiale : pietra di colore verde con striature brune.
Tecnica : levigatura
Provenienza : Mariano Comense (CO), nei pressi della cascina Polirolo. Ritrovamento casuale durante lavori agricoli. Il sito del ritrovamento è posto sul bordo di un terrazzo fluviale.
Stato di conservazione : integra, con lievi distacchi accidentali nella parte superiore della lama.
Proprietà : Statale. Ritrovamento di Enrico Brenna di Mariano Comense

L'accetta di Mariano, di profilo triangolare, non ha grandi dimensioni, ha margini arrotondati, è notevole per la finezza con cui fu lavorata, per il taglio molto affilato e la bella patina. L'età del manufatto, non ben determinabile, è comunque un fossile-guida del periodo Neolitico, il cui uso si protrae sino all'inizio dell'età dei metalli.
La zona sembrerebbe comunque ricca di utensili litici di vario tipo. Il materiale usato che non appare facilmente reperibile in loco, può testimoniare un commercio d'importazione.

Accetta nel neolitico

Il termine Neolitico (dal greco neos=nuovo e lithos=pietra) significa "nuova età della pietra", che da allora venne levigata, mentre nella precedente età paleolitica era solamente scheggiata. Nell'età Neolitica l'uomo passò dallo stadio della caccia, della pesca e della raccolta a quello dell'agricoltura e dell'allevamento, scoprendo anche l'arte della ceramica e della tessitura.
Questi aspetti non comparvero simultaneamente, nè in modo omogeneo nelle diverse culture del Neolitico Antico. La nuova condizione di agricoltura comportò una serie di grandi trasformazioni come la sedentarizzazione con la costruzione di capanne e villaggi, la conservazione delle derrate alimentari, e di strumenti in pietra levigata.
Furono proprio queste accette in pietra a iniziare, unitamente alla tecnica dell'incendio controllato, quel lavoro di disboscamento al fine di creare campi e pascoli che è all'origine della fertile campagna padana.
In Italia le culture neolitiche si diffusero circa 7500 anni fa ad opera di popolazioni provenienti, via mare, dall'Oriente e, via terra, dal bacino Danubiano, e si protrassero fino alla fine del IV millennio, allorché apparvero le prime forme di metallurgia. In Italia settentrionale si diffuse la cultura detta "dei Vasi a Bocca Quadrata" (dalle caratteristiche di alcune forme ceramiche) la prima cultura pienamente agricola della pianura Padana. All'inizio del Neolitico agli strumenti su pietra scheggiata si affiancarono quelli su pietra levigata con asce, accette, lisciatoi, macine, scalpelli, brunitoi, macinelli.
All'inizio del Neolitico le asce erano ancora o solo scheggiate o semilevigate. Con il progressivo perfezionamento del meccanismo di levigatura, le qualità tecniche e funzionali migliorarono. Le asce Neolitiche hanno tagliente arcuato e margini arrotondati e sono spesso ben distinguibili da quelle successive Eneolitiche ("dell'età del Rame") di solito fornite di tagliente diritto e di margini verticali. Nella successiva età del Bronzo comparvero gli esemplari dalla caratteristica sezione "a ferro da stiro".
L'ascia neolitica era uno strumento di probabile uso polivalente, sia di natura offensiva, che di impiego funzionale per caccia, abbattimento alberi, ecc., che a significato rituale; era costituita da pietra dura (diorite, nefrite, selce, serpentino, giadeite, cloromelanite, microprasinite, anfibolite granatifera, ecc.). Molte volte era ricavata da ciottoli di fiume.
L'ascia di Mariano Comense appartiene probabilmente alla categoria delle asce rituali, poiché non presenta tracce d'uso.
Veniva ottenuta con due operazioni successive: sbozzatura e rifinitura. La "sbozzatura" veniva realizzata mediante un'operazione che viene chiamata "scheggiatura a colpi di becco". Consisteva nel battere con un percussore molto duro la superficie della pietra in senso perpendicolare. Terminata la sbozzatura, si procedeva alla rifinitura, levigando completamente le superfici: procedimento che corrisponde all'attuale "molaggio". Nel Neolitico questa operazione veniva effettuata a mano nei seguenti modi:
1. strofinando le superfici del manufatto su un piano di roccia abrasiva fissa a terra.
2. manovrando con una mano un piccolo blocco di pietra abrasiva, avendo l'accortezza di trattenere con l'altra l'oggetto da levigare.
Completata la levigatura e raggiunta la perfetta regolarità dell'oggetto e soprattutto, quando la tipologia dell'ascia lo prevedeva, si procedeva all'esecuzione del foro nel quale veniva innestata l'impugnatura lignea. L'ascia di Mariano è del tipo senza foro, che veniva inserita e legata (e talvolta fissata con pece o altro) all'estremità di una immanicatura a gomito come nella figura.
Tutti questi strumenti litici ci pervengono quasi sempre privi del loro manico in legno, che non si è conservato solo nelle nostre condizioni climatiche. Se ne ha qualche raro esempio.


CONFRONTI

Tra i possibili confronti i più significativi sono:
l'accetta della località Riviera di Mariano Comense (CO), i materiali della stazione neolitica del Vhò di Piadena (CR) e nella sepoltura di Mosio, al passo delle Dogane (MN), dove le asce erano associate a scalpelli a doppio taglio (Mosio) o a strumenti quali lamelle, lame, grattatoi, bulini e perforatori (Vhò), che rimandano ad economie di tipo agricolo. Casatico di Marcaria nel basso Mantovano, frammento in pietra verde levigata di ascia con tagliente arcuato.
Monte Tondo a sud di Cavriana (MN), asce di pietra verde associate a strumenti di selce scheggiata.
In Valle d'Aosta, a Villeneuve, a Vollein e Montjovet, e in altre aree prealpine e alpine, si hanno pure asce in pietra verde, tutte raccolte e ritrovate in superficie.
In Comune di Romanengo (CR), al confine con il territorio di Offanengo si trova la località di Patrizagni di Sotto, sette accette in pietra levigata (primi fasi del Neolitico).
Poco a nord della cascina Gioietta in Comune Fontanella (BG) ascia levigatissima di tipo a scalpello (neolitico medio). Località Fontanella Cascina San Cosimo (BG), accetta in pietra verde di forma trapezoidale. Zogno (BG) dalla grotta Buca di Andrea, accetta trapezioidale in pietra verde levigata.
Lago di Monate (Varese), accetta in pietra verde sbrecciata.
Fimon-Fondo Tomellero (Vicenza), accettina in pietra levigata. Fimon-Molino Casarotto (Vicenza), 2 accette in pietra verde levigata.
Gabbiano di Manerba (Brescia), accetta in pietra verde di forma subtriangolare.

Liliana Sanvito
BIBLIOGRAFIA

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ZANOTTO A. 1986, Valle d'Aosta Antica e Archeologica, pp. 351-421

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Prima edizione: 25 novembre 2004