Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Archeologia A.3
Spada a una mano e mezza
N° Inventario : A.1984.19.1
Dimensioni : Lunghezza 963 mm; Larghezza 176 mm; lama 729 x 53 mm; peso 1167 gr.
Materiale : Ferro, legno, agemina ottone.
Tecnica : Forgiata
Stato di conservazione : Restauro conservativo
Proprietà : GRAL
Pomo tondo, con faccia piatta e scantonato al bordo, leggermente schiacciato ai poli, bottone tronco piramidale.
Impugnatura lunga, quasi da una mano e mezza, con due guancette in legno a fuso, trattenute da tre chiodi e rivestita in parte da rigiri di fili metallici.
Elso con bracci leggermente curvi in giù, a sezione ellittica, a rastremarsi.
Uno dei bracci è spezzato e mancante.
Lama diritta a due fili, spezzata e mancante in punta, sgusciata al forte, reca una marca ageminata in ottone a croce su una "STROMBATURA UNCINATA". Tutta la superfice è interessata da corrosione ed ammanchi di materiale.

La spada alla fine del trecento

I primi del Quattrocento vedono attuarsi una serie di procressi evolutivi, nel campo dei sistemi protettivi del corpo, che giungono alla realizzazione di un apparecchio difensivo realizzato interamente in piastre d'acciaio, l'armatura.
Di conseguenza va a perfezionarsi lo stocco, arma dalla lama stretta, lunga, a sezione a rombo e con la punta assai acuminata, particolarmente adatta a sconnetttere le commessure tra le piastre difensive.
Armi con lame simili in trealtà fecero la loro prima comparsa in Italia nel 1266, dove pare che queste nuove spade, usate dai francesi durante la battaglia di Benevento, impressionarono fortemente italiani ed imperiali.
Uno degli elementi più interessanti della spada in discussione è l'impugnatura assai allungata, di dimensioni tali da poterla quasi considerare "da una mano e mezza".
Con il termine "da una mano e mezza" si definisce un'arma che può essere impugnata con la sola mano destra, ma all'occorrenza doppiata dalla sinistra che la brandisce dietro la prima, tra questa e il pomo, o anche afferrandolo, se presenta forme, solitamente a pera, che lo permettano.
Ciò ne facilita l'uso soprattutto nei colpi portati per traversoni.
Miniature del tempo e i primi manuali di scherma all'incirca coevi ne testimoniano l'uso in particolare in scontri in "campo chiuso" durante i quali i due contendenti si affrontavano a piedi cercando ognuno di schiodare, sconnetere e forare le difese dell' avversario, avvalendosi anche di frequenti fendenti.
Il pomo qui, però, è discoide e non ne facilita la presa con la mano sinistra.
L'elso presenta una forma che sarà tipica dei fornimenti degli stocchi di area nord-italiana, a cavallo tra la fine del XIV secolo e i primi del successivo.
Esempi assai interessanti sono rappresentati dallo stocco di Buonarroto Buonaroti, capitano di parte guelfa, datato al 1392 circa, conservato a Firenze (Casa Buonarroti) e dal noto stocco di Estorre Visconti, 1400-1410 circa conservato a Monza (Museo del Duomo); in entrambi i casi, i bracci sono leggermente più dritti, il pomo a pera, e la lama a sezione a losanga.
L'esemplare in Museo è più facilmente affiancabile alla spada databile al 1350 circa, conservata a Torino.
Anch'essa propone un'impugnatura "ibrida" non del tutto a una mano e mezza e con un grosso pomo tondo; l'elso dritto con l'aggiunta di un archetto di guardia che esce in basso dal corrispondente braccio, atto a riparare l'indice che scalcava l'elso per aumentare e migliorare la presa.
La lama è simile a questa, entrambe con ampio sguscio fino al medio e quasi con la medesima larghezza al forte.
La marca posta sullo sguscio è ad oggi sonosciuta e non trova purtroppo ulteriori confronti nei repertori.
L'uso di apporre croci come marche sulle spade risulta essere uno dei più antichi e frequenti, fino da quando punzonare le armi iniziò ad essere una consuetudine.
Spade simili, per forma leggermente curva dell'elso ed in parte per le lame sono a Roma datate rispettivamente, la prima al XIII sec., la seconda al 1300 circa, l'altra al XIV secolo.
Purtroppo le condizioni del pezzo che presenta mancanze di materiale, soprattutto all'estremità del fornimento e della lama, non permettono ulteriori e più precise considerazioni.
A conclusione, l'arma mostra forme apparentemente di transizione, tra la spada da usarsi per traversoni e lo stocco per colpire di punta e sta a testimoniare il periodo d'evoluzione, dalle difese in maglia a quelle composite che porterà al definitivo affermarsi dell'apparecchio difensivo in piastra del XV secolo.
È perciò ipotizzabile un'attribuzione ad area nord italiana e una datazione a poco dopo la metà del XIV secolo.
Piersergio Allevi
BIBLIOGRAFIA

ALLEVI P. 1993, scheda di catalogo n.195, in AA.VV., "Milano e la Lombardia in età comunale - secoli XI-XIII", Cinisello Balsamo 1993.

CONFRONTI

CARPEGNA N., 1969, Le armi Odescalchi, Roma
BOCCIA L.G. - COELHO E.T: 1975, Armi bianche italiane, Milano
CARTESEGNA M. - DONDI G., 1982, Schede di catalogo in AA.VV., "L'armeria Reale di Torino", Busto Arsizio
OAKESHOTT E., 1964-1994, The sword in the age of chivalry, Woodbridge

Museo Civico "Carlo Verri"
via san Martino, 1
20046 - Biassono (MI)
tel./FAX 0392201077 cel. 3343422482
e-mail info@museobiassono.it
Prima edizione: 25 novembre 2004