Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Archeologia A.11
Fibbia merovingia in bronzo dorato
fibula
N° Inventario : A.1998.1.1
Dimensioni : totale lunghezza con ardiglione cm. 6,03; larghezza e lunghezza dell’anello cm. 4,12x1,83; lunghezza ardiglione cm. 3,8; larghezza e lunghezza scudetto alla base dell’ardiglione cm. 1,84x1,57; larghezza e lunghezza placca (con cerniera) cm. 3,56x4,58; diametro bottoni cm. 0,82 e 0,51
Materiale : bronzo con lamina d’oro
Tecnica : fusione in matrice ricoperta di foglia d’oro
Stato di conservazione : integra.
Proprietà : deposito GRAL da dono Marilena Montrasio


Verso l’Italia: con la principessa Teodolinda

Durante la raccolta di materiale per una mostra, uno dei più attivi soci del GRAL, Felice Colombo (meglio noto in paese come il "Boni") visitava una signora di Biassono, ma di origine monzese, Marilena Montrasio, per ottenere in dono ricordi e testimonianze sui Giubilei del passato.
La raccolta fu fortunata, tra i bottoni era infatti anche uno strano piccolo oggetto, in metallo coperto di ossido verde.
Si trattava di un oggetto molto antico, parte dell'abbigliamento di un antico guerriero di tanti secoli fa: una fibbia per cintura di un "barbaro", un germano vissuto verso la fine del VI secolo. Dell'età quindi in cui nella valle del Lambro dominavano i Longobardi e, proprio da Monza, regnava la Regina Teodolinda. Una fibbia longobarda, quindi? Non precisamente.
Le fibbie longobarde sono diverse: va ricordato come l'arte nel mondo germanico fosse applicata soprattutto ai piccoli oggetti, specie relativi all'abbigliamento. I singoli ornamenti, così come il vestito nel suo complesso, per uomini e donne, avevano caratteristiche specifiche e diverse per ciascun popolo. Vi erano quindi vestiti nazionali, dai quali ognuno era immediatamente riconoscibile come Longobardo, o Ostrogoto, o Baiuvaro, o Franco, o Burgundo, o Svevo, o Vandalo ecc..
Ogni particolare dell'abbigliamento, specie gli elementi che venivano fabbricati in materiale pregiato o prezioso, subiva evidentemente una evoluzione nel tempo, seguendo la moda, ma rimaneva sempre riconoscibile e specifico di ciascun gruppo germanico.
Non solo. Quanti si spostavano da un paese ad un altro, e quindi da un popolo ad un altro, come le fanciulle che si sposavano con guerrieri di altra stirpe, mantenevano abbigliamento e gioielli del gruppo di origine. Così le donne visigote sposate con guerrieri franchi venivano sepolte, nel VI secolo, quando morivano in Gallia, con il loro abito nazionale e con i gioielli che avevano avuto quando erano fanciulle.
La fibbia non ha caratteri longobardi: è stata sufficiente una veloce ricerca bibliografica per inquadrarla, sia nel tempo che nello spazio.
Si tratta di un esempio, perfettamente conservato, di fibbia "a placca semilunata", con tre bottoni decorativi (in realtà i ribattini che servivano al fissaggio alla cintura). La placca aveva due incassi simmetrici in corrisponedenza della cerniera, sulla quale erano animati l'anello, che è molto schiacciato, e l'ardiglione. Questo, massiccio, è mobile sull'arco, con alla base uno scudetto che riproduce rimpicciolita la placca. Questa era fissata alla cintura appunto con i tre ribattini, uno maggiore e due minori, che raggiungevano una lamina interna. Tutto è in bronzo fuso, ancora con tracce cospicue di doratura. Le superfici esterne, placca, arco e ardiglione, mostrano una fine decorazione ottenuta a bulino e con una punzonatura a sequenze di minuscoli triangoli a retino interno, con fasce doppie su linee curve che seguono la struttura dell'oggetto.
Appare subito interessante segnalare come, in area Baiuvara, a Peigen (Dingolfing-Landau; D), in una fibbia di tipo diverso ("a placca trapeziodale allungata", sempre con tre bottoni), si abbia una decorazione a punzonatura con sequenze di piccoli triangoli a reticolo interno identica a quella della fibbia di Biassono. La datazione, al VI secolo, appare comune ai due oggetti.
Il tipo della fibbia di Biassono è ben noto in Europa.
Lo si può immaginare applicato ad una cintura in cuoio con altri elementi decorativi, con una "controplacca" che veniva a raggiungere l'anello quando la cintura era chiusa. Ma la fibbia poteva essere applicata anche a cinture senza controplacca.
Esso viene individuato come "merovingio". Era tipico quindi dei Franchi, la popolazione egemone dell'Europa continentale dalla fine del V secolo, governati da una dinastia reale che traeva il proprio nome da un antico re, Meroveo. I Franchi, tradizionali nemici dei Longobardi, riuscirono a conquistare progressivamente tutta l'Europa, ponendo le basi per l'Impero di Carlo Magno, che conquistò nel 774 anche l'Italia longobarda.
Non è stato difficile raccogliere una ricca serie di confronti. Citando solo alcuni dei casi, tutti "a placca semilunata" con tre bottoni, in materiali vari, ricordiamo le due fibbiette per scarpe dalla tomba n.38 (maschile) e quelle da cintura delle tombe 63, 102, 179 e 4 di Mazerny (F). Analoga fibbia era a Tabariane, comune di Teilhet (Ariège; F), nella tomba 7 di Varangéville en Meurthe-et-Moselle (F), della metà del VII secolo, con monete di Focas), a Dieue-sur-Meuse I, tomba 118 bis, praticamente identica, nelle Ardenne (F). Una placca decorata simile era a Langavesne (Somme; F). Nella stessa Parigi, ai Saints-Apôtres-Sainte-Geneviève, era una placca in bronzo analoga, datata alla fine del VI secolo, con decorazione cristiana. Il tipo presente a Bulles (F), sempre a tre bottoni, pur simile, è diverso (senza incassi alla base della placca).
Lo steso tipo di fibbia, in ferro, era a Dieburg, in Germania.
La datazione di questi esempi, tutti con forti analogie con la fibbia di Biassono, è posta tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo. Per il Bohner è da collocare nello "Stufe III", cioè al 525-600. Per il Périn si tratta del tipo 56.
Il tipo è certamente l'esito di una fibbia con struttura più semplice, più antica, a placca circolare, o con forma che potremmo definire "reniforme". Un esempio datato e di grande bellezza di questo tipo di fibbia, pure con scudetto alla base dell'ardiglione, era nella tomba di Childerico, re dei Franchi, morto nel 481, scoperta nel XVII secolo a Tournai in Belgio. Era in oro, decorato con gemma nella tecnica "cloisonnée".
Ma non dobbiamo per questo pensare necessariamente ad una provenienza "franca" della fibbia. Il mondo merovingio, infatti, ampliando progressivamente il proprio dominio in Europa, con dominazione diretta o imponendo la propria cultura, diffuse anche presso gli altri gruppi germanici le proprie mode e gli elementi dell'abbigliamento "franchi". Così Burgundi, Alamanni, Baiuvari usavano anche fibbie di tipo "franco" o direttamente importate dalla Gallia.
Per gli Alamanni (i progenitori degli attuali svizzeri-tedeschi) ricordiamo le fibbie, spesso con ricca decorazione ad agemina, comunissime nella necropoli di Bülach (CH), nelle tombe 145, 158, 63, 77, 202, 269, 272, 273, 275 ecc., che trovano confronti ad Elgg (Zurigo; CH), tomba 64, a Kaiseraugst (CH), tomba 602 (con placca ad arco più espanso), a Kirchheim (CH), tomba 414 (pure con placca ad arco più espanso e ricca agemina. Numerosi altri esempi sono reperibili nel ricco catalogo della recentissima mostra sugli Alamanni di Stoccarda-Zurigo-Augsburg: a Basel-Äschenvorstadt (CH) (tomba 334, con bottoni più pesanti, con tutti gli altri elementi della cintura), a Mahlberg (CH), con un tipo più semplice e più antico: (480-510).
In area Burgunda simile fibbia era a Chese-en-Bel Air presso Losanna (CH), tomba 48.
Per i Baiuvari, gli antenati degli attuali bavaresi, ricordiamo, la cintura da Peigen (D), tomba 36, con fibbia a placca e controplacca. La placca è identica a quella di Biassono, solo con bottoni più grandi, ed è vista come franca, della fine del VI secolo.
Ma i prodotti franchi e la loro moda arrivavano anche più lontano: una fibbia come quella di Biassono, decorata, in bronzo, a Vezprem in Ungheria, nella tomba 116, è identica a quella, sopra citata, della tomba 7 di Varangéville en Meurthe-et-Moselle (F).
In tutta l'area orientale erano poi diffusi tipi di fibbie a placca con tre bottoni, più semplici della nostra ma con molte affinità. Ricordo la tomba 1/1964 di Bratei (Sibiu, Transilvania; RO), o la tomba del 1920 a Miszla (Tolna; Ungheria) .
Simili tipi sono anche in Italia nord-orientale. Ricordo una fibbia in ferro del Museo di Udine o quella, sempre in ferro, da Cividale.
La fibbia quindi poteva essere stata di un Alamanno come di un Franco, di un Burgundo o di un Baiuvaro. Non - a mio avviso - di un longobardo: in Italia infatti troviamo solo confronti molto lontani, come nelle fibbie della necropoli di S.Stefano in Pertica a Cividale, tomba n.18, in ferro con tre bottoni in argento, per la cintura di sospensione della Spatha.

Si pone quindi un quesito "intrigante": come è giunta a Monza la fibbia?
Non abbiamo purtroppo indicazioni su una provenienza di scavo, che ci darebbe la soluzione: la proprietaria nulla ha saputo indicare circa il luogo in cui il prezioso oggetto è stato recuperato. Anche se non è escluso che sia stato recuperato lontano dalla Lombardia, all'estero, oltre le Alpi, non possiamo negare la suggestione di immaginarlo proveniente dallo scavo di una tomba (di guerriero?) proprio nella zona di Monza. E non possiamo negarci l'ebbrezza di esercitare un po' la nostra fantasia.
Abbiamo visto infatti che il tipo era presente anche tra i Baiuvari. Questa traccia ci riporta alle pagine di Paolo Diacono, nella sua Storia dei Longobardi: "Allora il re Autari mandò i suoi messaggeri in Baviera, a chiedere in sposa la figlia del re Garibaldo. Questi li accolse con favore e promise loro sua figlia Teodolinda...". Autari si recò, in incognito, di persona presso Garibaldo e solo dopo aver visto Teodolinda si fece riconoscere. "Successivamente, ... in seguito all'invasione dei Franchi, Teodolinda si rifugiò in Italia con suo fratello Gundoaldo e fece avvertire Autari del suo arrivo". Le nozze vennero celebrate presso Verona e Teodolinda, che successivamente, rimasta vedova, sposò in seconde nozze Agilulfo, scelse come propria residenza proprio Monza.
Forse la fibbia apparteneva ad uno dei Baiuvari sceso in Italia con Teodolinda? L'ipotesi è di grande suggestione, ma non possiamo darne alcuna dimostrazione. Pure la datazione della fibbia (fine VI-inizi VII secolo d.C.) coincide con l'età di Teodolinda; la tipologia era presente in area baiuvara; la decorazione a punzonatura trova precisi riscontri nei materiali baiuvari; sappiamo che baiuvari scesero in Italia con la figlia di Garibaldo. Sarebbe quindi del tutto verosimile che qualcuno del corteggio della principessa, un guerriero o una dama (non di alto rango: il nostro oggetto era soltanto di bronzo dorato, non d'oro o d'argento), sia rimasto in Italia e vi sia morto, portando nella tomba il proprio vestito nazionale, con tutti gli ornamenti. E tra questi la cintura, con la bella fibbia oggi nel nostro Museo.
Purtroppo solo la certezza del recupero in scavo in Lombardia ci permetterebbe di credere alla nostra fantasia. Certezza che ci è negata, forse per sempre: l'unica provenienza che ci è dato conoscere è una scatola di bottoni in una casa di Biassono ....

Ermanno A. Arslan
BIBLIOGRAFIA

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YOUNG - B.K. Young, Quatre cimetières mérovingiens de l'Est de la France, BAR Intern.Series, 1984, n. 208


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Prima edizione: 25 novembre 2004