| Museo
Civico "Carlo verri" Biassono Archeologia A.12 |
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La dea "Giovia" di Capua (CE). IV-III sec. a.C.
Il disco rappresenta un busto femminile, con il volto frontale, incorniciato da una ricca capigliatura a riccioli, con l'attacco delle veste che appena scopre il collo, sul quale si nota un elemento emisferico, forse una bulla. Il busto è incorniciato da un motivo circolare a raggiera. In alto si ha un ulteriore rigonfiamento, di difficile interpretazione. Il rovescio è liscio. Presumibilmente di IV-III secolo a.C.. La lettura dell'oggetto e la possibilità di definirne la provenienza sono facilitate dal riconoscimento della produzione dalla medesima matrice dalla quale venne ottenuto il disco di una stele opistografa (FDB 1981, n.2), cioé scritta sulle due facce, conservata al Museo Campano di Capua. Sappiamo così che l'immagine si riferisce ad una dea sannitica (Capua, precedentemente etrusca, viene "sannitizzata"nel V secolo a.C.), che testi scritti - in lingua sannitica, e quindi italica - definiscono come *(D)iovia = "Giovia", associata a Giove nella regalità. Nelle stele l'immagine della Dea, con caratteri solari, indicati dalla raggiera, viene accompagnata, sul retro, dall'immagine del cinghiale (o del maiale), forse relativa ai riti sacrificali, che si svolgevano nel luco (bosco sacro), in occasione delle "feste giovie", anche con l'offerta di focacce. Dobbiamo quindi immaginarci il disco applicato in qualche modo ad una stele rettangolare, che poteva recare una iscrizione incisa, nella quale veniva indicata la "gens"di Capua che aveva dedicato l'oggetto alla divinità.
La resa stilistica dell'immagine della Dea appare di particolare risalto plastico, con una brillante soluzione dei problemi posti dalla realizzazione di una immagine frontale. Il volto è pieno, carnoso, con grandi occhi spalancati, palpebre rilevate, labbra semiaperte, naso pesante, collo massicio, con una preponderanza, nei volumi, della massa dei capelli, con riccioli pesanti e molto plastici. La resa stilistica appare propria dello stile ellenistico in un'epoca abbastanza tarda, tra la fine del IV secolo e la prima metà del III secolo a.C. Epoca alla quale ci riporta anche la decorazione sovraccarica del bordo a raggiera. L'immagine, nel suo complesso, è caratterizzata infatti da una forte tendenza all'horror vacui (volontà di riempire ogni spazio vuoto con la figurazione e le decorazioni), tipica dell'arte degli italici, che tanta parte ha avuto nella formazione del linguaggio artistico romano-repubblicano, soprattutto nelle Colonie. Ermanno A. Arslan
BIBLIOGRAFIA
Per un'approfondimento bibliografico si rimanda alla trattazione di A.Prosdocimi, Le religioni degli italici, in Italia, omnium terrarum parens, Milano 1989, pp.477-545. In particolare si segnala la fig.334, con la stele realizzata con la medesima matrice, e le pp.537-539, relative alle "iovile (diovile) capuane". Per le stele cfr. A.Franchi De Bellis, Le iovile capuane, Firenze 1981 (abbreviato FDB) |
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Museo
Civico "Carlo Verri"via san Martino, 1 20046 - Biassono (MI) tel./FAX 0392201077 cel. 3343422482 e-mail info@museobiassono.it |
Prima edizione: 25 novembre 2004 |
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