Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Numismatica N.4
Un gettone della casata Sormani-Verri di Biassono

Fig.1 Il gettone Verri-Sormani
N° Inventario : M-1993-5-1
Tipologia : gettone
Diametro e peso : Ø 31,5 mm.; gr. 8,53
Materiale : ottone (lega di rame e zinco)
Tecnica : coniatura
Datazione : c. 1890
Provenienza : Biassono (MI)
Donatore : Vincenzo Saini
Proprietà : Museo Civico "Carlo Verri"

Descrizione:

D/ TENIMENTO VERRI - SORMANI e, nel campo, DI BIASSONO / ED UNITI su due righe. In largo bordo lineare con fascia piana.
R/ UNA GIORNATA e, nel campo, un grande numero 1. In largo bordo lineare con fascia piana.

Il gettone era destinato a comprovare che il possessore aveva fornito una giornata di lavoro alla casata Verri-Sormani, nell’ambito di un preciso contratto a colonìa che prescriveva l’obbligo di prestazioni lavorative a favore della proprietà.
Il gettone era anche consegnato ai lavoranti avventizi al termine di una giornata di lavoro. I gettoni raccolti erano poi esibiti all’agente della proprietà che, a fronte di questi, consegnava il salario pattuito.

Il contratto a colonìa


Fig.2 Il frontespizio del contratto d’affitto contenente i "Patti del contratto a colonìa"
La proprietà di buona parte dei terreni siti nel territorio biassonese era concentrata nelle mani di pochissime persone, enti o casate.
Questa situazione si è modificata solamente a partire dal primo dopoguerra.
La casa Verri aveva una grande quantità di terreni che affittava ai coloni con patti regolati da contratti molto dettagliati. Nel contratto donato al Museo unitamente al gettone, erano dettagliati i patti per l’affitto di terreni siti nel territorio di Biassono. Si citano il Campo della Fame, il Campo dell’Accesso, la Vignazza Pozzi, gli Orti annessi alla Corte dei Pozzi, la Corte dei Pozzi. Leggiamo che il corrispettivo per l’affitto dei terreni doveva essere conteggiato e pagato in frumento, mentre l’affitto dei locali della cascina, con stalle e accessori, e del bosco, come anche le imposte (molto pesanti), dovevano essere pagati in contanti.
Oltre al canone, in natura e moneta, il Colono doveva obbligatoriamente consegnare al Locatore alcuni capponi, pollastri e dozzine d’uova. Questi pagamenti accessori erano chiamati "Appendizi in natura" o meglio, in dialetto, Pendišj.

Nel nostro caso il Colono era tenuto a consegnare 3 capponi, ognuno del peso di almeno 1,6 Kg., 3 pollastre del peso di almeno 800 grammi e 3 dozzine di uova fresche.

Fig.3 Una pagina del rendiconto annuale
Il Nostro colono non coltivava il vigneto (ormai la fillossera aveva distrutto tutte le viti), altrimenti avrebbe dovuto consegnare tutto il prodotto al proprietario, che gli avrebbe conteggiato in conto dell’affitto la metà del valore del prodotto, come veniva indicato nei contratti più antichi. Era invece obbligato ad allevare i bachi da seta nati dal seme-bachi che gli veniva consegnato in quantità proporzionale alla quantità di foglia di gelso ricavabile dai gelsi esistenti sui fondi affittatigli. Se la foglia non bastava e il Locatore doveva mandargliene da altri fondi, il costo di questa veniva decurtato dal ricavato spettante al Colono.
Questi doveva pagare la metà di "tutte le spese per seme, legna da fuoco [perché il baco soffriva il freddo e i locali andavano riscaldati], acquisto di foglia, mediazione, ecc.,". Inoltre la carta, per la fase iniziale dell’allevamento del baco, il "bosco" necessario per l’ultima fase, le tavole (cioé i Cavalletti) e la mano d’opera erano a suo carico. Riceveva poi la metà del valore del prodotto consegnato.

Le giornate di lavoro

Il contratto recitava inoltre: "Oltre al fitto in frumento per l’aratorio e gronde, al fitto in contanti pei caseggiati, prati e boschi, alla concorrenza nel pagamento imposte gravanti la rendita dei fondi accordati in affitto, il Colono sarà obbligato di prestare le giornate e le vetture cogli attrezzi necessari dietro richiesta dell’Agente in luogo; le vetture verranno conteggiate per un prezzo in relazione alla distanza ed al peso trasportato, le giornate invece si valuteranno nella ragione di italiane L. 1,00, se prestate nei mesi dal 1° Marzo al 30 Settembre, e di italiane L. 0,80 se prestate negli altri mesi dal 1° Ottobre alla fine di Febbrajo [Corrispettivo che nel 1902 salì rispettivamente a Lit. 1,20 e a Lit. 1]. Qualora il Colono senza comprovata giustificazione si rifiutasse di prestare la giornata richiestagli, verrà colpito da una penale convenzionata come patto nella ragione del doppio dell’importo sopra convenuto, e nel caso di recidività potrà anche il Colono stesso venir licenziato se così piacerà alla Casa Locatrice.

A titolo d’esempio citiamo che il nostro Colono nel 1896 fece 14 e 3/4 giornate estive e 15 giornate "jemali" (invernali), a cui è stato aggiunto il compenso per danno da grandine di L.5,59, per un valore totale di L. 32,34 che vennero poste a suo credito.

Leopoldo Pozzi

Museo Civico "Carlo Verri"
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20046 - Biassono (MI)
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Prima edizione: 22 dicembre 2008