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Civico "Carlo verri" Biassono Storia S.1 |
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Religiosità popolare a Biassono - Devozione
a Santa Liberata alla Cascina Marianna
L'affresco
di Santa Liberata alla Cascina MariannaAlla Cascina Marianna di Biassono, sul primo pianerottolo delle scale, si trova un altarino con mensola e tabernacolo in legno; sulla parete soprastante è dipinto un complesso gruppo di immagini sacre. Al centro campeggia la Madonna di Caravaggio e attorno, in quattro quadri, sono raffigurati diversi Santi della tradizione popolare contadina .
Gli affreschi, d'aspetto semplice e di mano ingenua, realizzati con la
consueta forza espressiva delle immagini popolari, possono risalire all'epoca
della costruzione della cascina che una data dipinta su una parete indicherebbe
nell'anno 1911. L'immagine centrale ha subito dei restauri rilevanti,
specialmente nella figura della Madonna, mentre i quattro quadri laterali,
a quanto sembra mai ritoccati, presentano, chi più chi meno, delle
vistose cadute di colore e lacune. Una di queste immagini, in alto sul
lato sinistro della composizione, rappresenta una figura crocifissa che
non è il Cristo. Il personaggio è completamente ricoperto
da una veste bianca ed ha una folta e lunga capigliatura, che scende fin
sotto i fianchi, resa pittoricamente con una macchia di color bruno scuro
di forma trapezoidale. Indubbiamente si tratta di un personaggio femminile,
una santa martire.Le donne di Cascina Marianna, ricordando questa santa con il nome di Liberata, ci informano che ancora oggi, quando una di esse deve partorire, accendono una candela sull'altarino e invocano la sua protezione affinchè tutto possa procedere per il meglio .
Il suo potere taumaturgico di aiutare la partoriente a "liberarsi" parrebbe
solamente legato alla forza del nome ed è magnificamente chiarito
nella invocazione - riportata dalla Pirovano
Chi era Santa Liberata ?La Santa nell'iconografia tradizionale di fine '800 riportata su alcune immaginette In Spagna è ancora venerata ed è la patrona di Siguenza (l'antica Segontia dei Celtiberi), cittadina nella provincia di Guadalajara, nella Nuova Castiglia. La Liberata crocifissa è anche assimilata a Santa Wilgefortis o Vilgeforte, venerata nel Nord dell'Europa, anch'essa crocifissa dal padre ma munita di una folta barba cresciutale per contrastare un indesiderato marito. Quella di Wilgefortis è una tradizione abbastanza recente, formatasi nel XIV-XV sec. e da questa sembra che la nostra Liberata abbia ereditato il lungo camicione che le ricopre tutto il corpo. L'immagine derivava forse da una confusa ed errata riproduzione del Cristo di Lucca - ricoperto da una lunga tunica - che i pellegrini provenienti dal nord Europa facevano eseguire una volta tornati a casa. In alcune parti della Francia Vilgeforte è conosciuta con il nome di S. Débarras che significa "sollievo", "liberazione". Nessun santoriale ci informa però dell'esistenza di una Santa Liberata, venerata localmente, che abbia i poteri taumaturgici come quelli invocati dalle nostre donne di Cascina Marianna. Le uniche chiese o altari dedicati ad una santa con tale nome, nella nostra regione e principalmente nella Brianza comasca, sono quelle in cui appare con la sorella Faustina. Poco fuori dalla Lombardia, la devozione alle Sante, e principalmente a Liberata, è o era molto sentita nel piacentino da dove si diceva provenissero Una tradizione parallela, che ricorre alle identiche preghiere per impetrare la medesima grazia di facilitare un parto - che poteva essere sempre difficile - è quella ancora viva a Casatenovo dove però è rivolta ad una Santa dal nome diverso. Nell'oratorio di Santa Margherita di Casatevecchio è ancora visibile l'affresco che raffigura Santa Margherita con un drago ai piedi ed una crocetta nella mano destra mentre con la sinistra regge una lampada Le precise caratteristiche taumaturgiche ed anche la pur rara iconografia della Santa raffigurata a Biassono possono essere ricondotte a Santa Margherita - o Marina - d'Antiochia il cui culto ebbe una notevolissima diffusione nelle nostre contrade nel medioevo Nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani Nella passio di Santa Margherita, Goffredo, descrivendo le fasi del martirio, dice che fu sospesa in aria per tre volte e sottoposta alle crudeli azioni della tortura: "Olibrio ordinò che fosse sospesa in aria e percossa con verghe ... e di nuovo ordinò che fosse sospesa e con uncini crudelissimi le si lacerasse le carni. I carnefici martoriarono il suo corpo ... (nella cella del carcere n.d.r.) Ecco un drago che la inghiottì, ma lei, fatto il segno della croce, lo divise in due (nda uscendo indenne dal suo ventre n.d.r) ... Un altro giorno Olibrio la fece di nuovo spogliare e sospendere in aria e poi bruciare con torce." L'episodio
del martirio è una lunga sequenza di terribili torture cui Olibrio,
da lei respinto, ordinò fosse sottoposta la vergine MargheritaL'iconografia che oggi ancora rappresenta Santa Margherita è quella che la vede con il drago vinto al suo fianco o sotto i piedi Jacopo da Varagine Il fatto leggendario del drago venne però messo in dubbio dallo stesso Jacopo da Varagine che scrisse: "... Ma questo racconto è apocrifo e noi lo consideriamo come falso." ed è forse da questa presa di posizione ufficiale che si cercò di rappresentare la Santa in maniera diversa utilizzando uno dei momenti principali, forse il più suggestivo, del suo martirio. Questo venne variamente interpretato raffigurando in diverse forme l'azione dell'appendimento allo strumento di tortura. La vergine appare appesa, o anche solo legata, con le braccia ad un flessuoso ramo d'albero oppure anche sospesa con le braccia legate ad un tronco orizzontale. La si vede anche avvinta ad una croce oppure legata ad essa mentre i carnefici la straziano. L'iconografia ci mostra sempre Margherita con il corpo seminudo e di notevole bellezza Una rappresentazione molto significativa è quella di un bassorilievo quattrocentesco di Monte Marenzo (Lecco) - studiato dallo Zastrow La croce è infissa su un monticolo ed è sormontata da un cartiglio. Alla croce la martire è inchiodata per le mani, con un chiodo in ognuna di esse, e con un solo chiodo nei due piedi sovrapposti. Ai lati i due carnefici, uno con una lancia e l'altro con la spada, nell'atto di straziarle i fianchi. Uno di questi porta anche un contenitore nel quale - ricordando le parole di Goffredo: "... et incenderent eam cum lampadibu ..." cioè "e l'abbruciarono con lampade (o torce)" - si potrebbe riconoscere uno scaldino, o portabraci, con cui la Santa venne ulteriormente torturata bruciandone le carni È probabile che, per un certo tempo, le due diversissime modalità di raffigurazione siano convissute, e la Santa, raffigurata in un modo o nell'altro, sia sempre stata invocata a protezione del parto. Come sia poi avvenuta questa sovrapposizione tra Margherita e Liberata resterà sempre difficile da spiegare. Ma un legame forte unisce le sante e può consentirci, per quanto possano valere le leggende, di intuire come possa essere avvenuta tale sovrapposizione. Le sorelle Liberata e Faustina, giunte a Como È dunque molto probabile che Liberata ebbe a svolgere un importante ruolo nella grande diffusione della devozione a Santa Margherita nelle nostre regioni sin dall'alto medioevo. Nella
storia delle sante sorelle appare finalmente anche una donna crocifissa.
Si narra che a Como, in quei tempi, un uomo malvagio posseduto da Satana
volesse che anche la moglie si offrisse al demonio e che al suo ennesimo
rifiuto "... trafiggendole mani e piedi su di una trave la crocifisse,
ed inalberatala sul suolo, abbandonò la meschina a' suoi spasimi"Intervenne Santa Liberata, che con una fervida preghiera "... comandò alla croce di piegarsi e di restituire sana e salva la crocifissa". Non è facile trarre conclusioni certe da questo intreccio di notizie leggendarie (ed il mistero è d'obbligo per tutti i santi dubiae fidei), ma è salda la convinzione che a Liberata il popolo devoto, e molto confuso, abbia assegnato sia quella immagine sulla croce - non popolare e che non era riuscita a soppiantare il drago - sia le capacità taumaturgiche di Santa Margherita - cui lei era tanto devota e di cui cercava di diffondere il culto. Il nome poi ha fatto il resto: è Liberata che libera! Rivolgiamoci a Santa Liberata per essere liberati Leopoldo Pozzi
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Museo
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Prima edizione: 25 novembre 2004 |
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