| Museo
Civico "Carlo verri" Biassono Storia S.3 |
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Lo stemma del Comune di Biassono
Non vi sono notizie relative a precedenti insegne della comunità, ricordata come vicus ancora nell'alto medioevo e poi caratterizzata dall'attributo di burgus. Il momento del passaggio da vicus a burgus non è testimoniato, ma dovette seguire alla progressiva o improvvisa necessità di proteggere l'insediamento o di farne un caposaldo territoriale. Il termine burgus non aveva nella nostra regione un attributo onorifico (come invece avveniva in alcune altre parti d'Europa), ma indicava la presenza di un fossato difensivo (e forse di un terrapieno o di uno steccato) intorno all'abitato. Biassono è detto vicus nel testamento di Ansperto e burgus in atti del XV secolo, al pari di Carate, Desio, Vedano, mentre, ad esempio, Macherio e Sovico mantennero nei documenti la sola indicazione onomastica (in loco…). La presenza di un fossatum largo 15 braccia milanesi (pari a circa 9 metri) intorno a Biassono o ad una parte dell'insediamento è attestata in documenti del XV secolo, dove compare come coerenza di terreni oggetto di vendita e/o di investitura. Venne riempito alla fine del XVI secolo, forse nel 1591, privatizzando l'area agricola così ricavata. Non vi è per contro notizia di cariche comunali particolari, connesse a privilegi o a ruoli particolari della Comunità nell'ambito del contado o dello stato di Milano. La Comunità, almeno fin dal Quattrocento, eleggeva il suo rappresentante, denominato Console, che la rappresentava ordinariamente o, per procura, in occasione di atti straordinari. Lo affiancavano il Cancelliere della Comunità e un Sindaco-esattore. Le riunioni ufficiali della Comunità venivano convocate sulla pubblica piazza suonando le campane e si tenevano alla presenza di un notaio di fiducia, incaricato della redazione degli atti. L'individuazione dei notai che rogavano per la Comunità è fondamentale per ricostruirne le vicende principali. Per Biassono purtroppo non sono noti molti nominativi (si ricorda fra gli altri un Dionigi Ronchi q. Giacomo Antonio che rogò per la Comunità nella prima metà del XVII secolo). Biassono, almeno a partire dal Quattrocento, venne costituito in feudo, entità giuridica che definiva inizialmente (in epoca medioevale) un istituto di proprietà privilegiata, destinato però a divenire nei secoli successivi una forma di investitura di diritti esclusivi nell'amministrazione di un territorio (non sempre effettivamente esercitati), con particolari benefici (soprattutto proventi di dazi) e titoli nobiliari, che venivano acquisiti in cambio di versamento di somme all'erario. Nel 1476 la zona di Desio, comprensiva anche di Biassono, fu data in feudo da Galeazzo Maria Sforza a Lucia Visconti Marliani, da lui creata duchessa di Melzo e di Gorgonzola, "col potere della spada, coi dazi del pane, del vino, delle carni e dell'imbottato del vino e delle biade". Alla morte del Duca il feudo rientrò a far parte dei beni della Regia Camera, l'erario. Luigi XII ne fece un Contado e ne investì il fisico Gabriele Pirovano, che lo permutò con Ottaviano Rho, al quale venne confiscato nel 1521, al ritorno degli Sforza. Gli successero Galeazzo Ferreri, Vespasiano Roadino e Giacomo Gallarati, alla morte del quale il feudo divenne nuovamente proprietà dello Stato di Milano. Nel 1580 venne rimesso in vendita. Lo acquistò il marchese Giorgio Manriquez. Il 22 novembre 1675 l'intero feudo di Biassono venne acquisito da Francesco Girolamo Crevenna, con il titolo di marchese, rilasciatogli con diploma del 21 luglio 1676. Costò 65 lire imperiali per fuoco, ossia per nucleo familiare. I Crevenna tennero il feudo fino alla sua soppressione, alla fine del XVIII secolo, mantenendo casa da nobile in frazione San Giorgio.
E segnalava come tali abusi fossero frequenti, soprattutto ad opera di banche. Al tempo stesso si raccomandava ad ogni Comune di dotarsi, nel caso ne fosse sprovvisto, di un proprio stemma. Fu il Segretario comunale Emilio Romanò ad occuparsi della pratica, avvalendosi della consulenza di un funzionario dell'Archivio di Stato di Milano. Venne svolta una rapida ricerca storica, al termine della quale venne avanzata una proposta per il nuovo stemma comunale. Si tenne conto di due elementi: la presenza, per lungo tempo, della famiglia Crevenna come titolare del feudo e l'esistenza di famiglie eponime (Biassoni e da Biassono) in diversi periodi storici, con patente di nobiltà e relative insegne (fig. 2-1). Il blasone (in araldica è la descrizione dello stemma) dei Crevenna era il seguente: "d'argento al mastio rotondo, di rosso, torricellato di due pezzi merlati alla Guelfa, attraversato da una pianta verdeggiante al naturale" (fig.2-2) .
Venne ripreso quasi integralmente per il nuovo stemma, che si volle "incappato
di rosso e d'argento al mastio rotondo di rosso, torricellato di due pezzi
merlati alla Guelfa, attraversato da una pianta di verde al naturale e
sormontato da un B di rosso". Si trasmise la pratica alla Prefettura
milanese, che la inoltrò alla Consulta Araldica, ente sovrano in
materia, istituito nel 1869 e abolito con la promulgazione della Costituzione
Repubblicana.
Presso il Museo Civico Carlo Verri è conservata una
bandiera del Comune di Biassono, formata dal tricolore nazionale con
lo stemma comunale al centro, che qui si riproduce (fig. 3). Gianfranco Pertot
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Museo
Civico "Carlo Verri"via san Martino, 1 20046 - Biassono (MI) tel./FAX 0392201077 cel. 3343422482 e-mail info@museobiassono.it |
Prima edizione: 25 novembre 2004 |
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