Museo Civico "Carlo verri" Biassono
Storia S.4
Una lapide settecentesca in via Ansperto a Biassono
Via Ansperto, oggi elemento secondario della viabilità urbana del centro di Biassono, è stata in passato una delle strade di primaria importanza del nucleo abitato.
Aveva inizio, come oggi, in prossimità della chiesa parrocchiale; proseguiva verso nord, costeggiando l'isolato detto "Castello", fino a collegarsi, con un breve raccordo verso est (l'odierna via Piave) con la strada per la Brughiera e per il Lambro e quindi, dopo una derivazione verso ovest (per Desio e per la Cascina Maldura) e un secondo raccordo con la strada per la Brughiera, prendeva decisamente verso Macherio, con tratta rettilinea.

Nei documenti viene richiamata semplicemente come "strada per Macherio", mentre solo a metà dell'Ottocento si ritrova sulle mappe una denominazione precisa: "Contrada delle Quattro Marie" (importante Luogo Pio milanese, fra i maggiori proprietari di terreni e di stabili in Biassono fin dal secolo XIV).


fig.1 Cartina storica di Biassono del XVIII sec.
Nel suo tratto "urbano" sulla strada in questione si affacciavano case e terreni. Nel Seicento e nel Settecento troviamo fra i proprietari lo stesso Luogo Pio delle Quattro Marie, i Verri, i Bossi, e le Monache di Sant'Orsola di Monza. Queste avevano ricevuto in lascito da un Francesco Michele Dagano, notaio romano che esercitava a Monza, presiedendo tra l'altro la Bancha delle cause civili. Sposò un'Angiola Allipranda, da cui ebbe delle figlie, ma istituì erede universale il monastero di Sant'Orsola in Monza, in cambio della possibilità di essere sepolto nella loro chiesa esteriore.

Nel maggio 1659 il Dagano pensò bene di includere un tratto della strada fra le sue proprietà, chiudendone l'accesso con una "gran stanga", adducendo diritti esclusivi. Il gesto suscitò le proteste e le denunce di un vicino potente. Carlo Rovellasca, procuratore del Luogo Pio delle Quattro Marie, i cui massari utilizzavano la strada da Biassono ai possedimenti detti "la Lomaniga", il "campo di Maché" (Macherio), la "campagna", in tutto circa 150 pertiche. La questione era tutt'altro che secondaria, fu istruito un processo e vennero convocati i testimoni. Il Dagano vinse la causa, ma morì poco dopo. Nel frattempo, però, la contrada divenne un viottolo.

Verso il 1771, le Monache di Sant'Orsola di Monza, proprietarie della corte "Monastero" vollero incorporare nei loro beni un pezzo di strada comunale, il secondo raccordo della via con la strada della Brughiera "che interseca due loro pezzi di terra, uno avitato coerente alle case de loro pigionanti, ed aratorio l'altro con formarne in tal guisa un solo pezzo oltre l'altro vantaggio dell'acquisto di detta strada che deve essere circa pertiche 2 la quale serve principalmente all'Ill.ma Casa Verri per andare più brevemente a molti suoi beni di là della Brughiera di Biassono".

La strada è ben visibile sui rilievi catastali del territorio biassonese redatti nel 1722 e pubblicati in nuova edizione negli anni Cinquanta del Settecento (fig.1). Il Comune non ebbe da eccepire, e anche i fratelli Gabriele e Antonio Verri, padre e zio di Pietro, Alessandro, Carlo e Antonio, erano senz'altro inclini alla cessione, ma valutarono bene il possibile tornaconto, richiedendo di poter innalzare un muro già esistente nella corte meridionale dell'isolato, confinante con un brolo delle Orsoline, per costruire una cassina, e altri piccoli vantaggi. Inoltre fissarono un'importante condizione, a vantaggio della cittadinanza:
"Doverà allargarsi la strada all'angolo del loro campo con trasportarsi il terreno ad oggetto che sij formata una foppa capace di ricevere l'acqua che decorre dalla strada maestra di Maché con allargare la foppa ora esistente, acciò diventi più praticabile

fig.2 Mappa catastale di Biassono del 1855
la strada che porta in Biassono e ciò entro la corrente estate, e nell'inverno venturo doverà pure levare l'angolo del loro brollo ed un angolo più avanti dello stesso brollo con trasportare qualche brazza più addentro la siepe, affinché la detta strada che porta in Biassono sia alquanto più larga e in tal guisa possa impedire l'alagamento
".

Per quanto riguarda l'innalzamento del muro si proseguì a discutere per qualche anno, poichè si temeva che rubasse qualche ora di sole agli orti. Ma nel 1777, Antonio Verri poteva scrivere alla Superiore Rosalba Lecco che aveva ricevuto "colla più viva riconoscenza il riscontro avvanzatomi nella gentilissima Superiora delle Molto Reverende Madri per la bramata adesione di codesto Venerando Monastero al rialzamento del consaputo muro in Biassono secondo il disegno esibitole..."
In breve tempo si diede quindi corso a tutti lavori. I Verri e le Orsoline ebbero ciò di cui avevano bisogno, e Biassono ebbe finalmente una strada più larga e in ordine. La grande "foppa" contro gli allagamenti venne realizzata, ed è ben visibile nella mappa catastale del 1855 (fig.2). A ricordo dell'episodio e dell'impegno di Gabriele Verri, fu posta una lapide in pietra sullo spigolo del fabbricato posto in via Ansperto, all'altezza di via Piave, dove tuttora si trova (fig.3).


fig 3 La lapide in via Asperto
Si leggono ancora, con fatica, le seguenti parole:

VIAM HANC
DIU NEGLECTA(M)
DISCEPTATORE
COMITE VERRO
SENATORE
A-CONSILIIS-RI

Viganò, nella sua Storia di Biassono, pubblicata nel 1978, riuscì a leggere anche le righe successive:

FICIENDAM
CURARUNT
MODOETINSES
VIARUM IN AEILC
[
qui Romanò nel 1932 leggeva
VIARUM .....AENO]








Oggi queste cinque righe non sono più visibili: lo strato superficiale della pietra, aggredito dall'inquinamento, si è disgregato.

La traduzione dell'iscrizione è problematica, anche perché Modoetinses, soggetto della frase, è forma inconsueta per designare i Monzesi, o, meglio, le Monzesi, trattandosi delle Orsoline di Monza. La lapide dunque ricorda che le Monzesi fecero rifare (forma curare + acc. e gerund.) questa strada, a lungo trascurata, giudice il conte senatore Verri (Gabriele). Difficile poi proporre una traduzione per "a consiliis" e per l'intera ultima riga.

Nel 1992 il GRAL ha effettuato un calco in lattice di gomma della lapide, con cui è stata ricavata la copia in gesso che si può osservare nell'atrio del Museo Carlo Verri.
Gianfranco Pertot

Museo Civico "Carlo Verri"
via san Martino, 1
20046 - Biassono (MI)
tel./FAX 0392201077 cel. 3343422482
e-mail info@museobiassono.it
Prima edizione: 25 novembre 2004